STORIA DEL 'VOTO ALL'ESTERO'


Una lunga marcia durata quasi un secolo

Una storia lunga quasi un secolo: lunghissima l'attesa dei tantissimi connazionali residenti all’estero per l’ottenimento di un sacrosanto diritto!

La questione del diritto al voto degli italiani all’estero fu affrontata per la prima volta nel Parlamento italiano nell’anno 1908, 37 anni dopo il primo censimento dei connazionali residenti quando all’estero.

Nel 1871, in occasione del primo congresso degli italiani all’estero, era stato fatto il primo censimento dei connazionali residenti fuori dei confini; nel 1887 Monsignor Scalabrini aveva fondato la “Congregazione Missionaria per gli emigrati“, il flusso d’uscita dal Paese verso destinazioni europee e oltreoceaniche era diventato decisamente imponente, e nel periodo che va dal 1870 al 1914 sarebbero emigrati quattordici milioni di italiani. Il Parlamento viene, appunto, soltanto sfiorato dalla tematica, se ne parla al Congresso, ma l’argomento è destinato a restare uno dei tanti temi congressuali. Dovranno passare dieci anni prima che nel “palazzo” qualcuno si ponga il problema.
Qualche anno più tardi, nel 1918, Giolitti affrontò, sia pur vagamente, la questione. Benché dal 1870 al 1914 fossero emigrati 14 milioni di italiani, i tempi non erano ancora maturi.

L’emigrazione era diventata un “modo di vita” per una fetta sempre più  consistente degli italiani. Di fatto Giolitti non riesce andare oltre un vago interessamento. L’anno dopo, nel 1919, durante un Congresso degli italiani all’estero viene richiesta quella “rappresentanza consultiva” che sarebbe poi stata conferita decenni dopo al CGIE.
Da questo momento il voto all’estero non avrà più storia fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il tema venne infatti affrontato dall'Assemblea Costituente nel maggio del 1947. Fu presentato un emendamento per riconoscere il voto degli italiani all’estero nel testo stesso della Costituzione. L'Assemblea però respinse la proposta. Di conseguenza, gli italiani nel mondo avrebbero potuto votare solo tornando in Patria. Il problema dell'effettività di tale diritto non era stato risolto.

Tra le timide richieste del ‘19 e la prima proposta di legge per consentire l’esercizio del diritto al voto ai connazionali all’estero ci sono di mezzo due guerre e una emigrazione che fa parlare di sé come dell’ “Italia fuori Italia”: quasi 3 milioni di persone erano emigrate tra il e 1916 e il 1925 e un milione e mezzo tra il 1926 e il 1935. Nei due decenni dopo il 1946 sarebbero emigrati sei milioni di italiani.
Verso la metà degli anni ´50 la questione del voto all’estero venne riproposta: il Senatore Lando Ferretti del Movimento Sociale Italiano presenta la proposta di Legge il 22 ottobre 1955.

Da quel momento inizia una "battaglia" storica per consentire l'esercizio del diritto di voto agli italiani residenti all’estero, battaglia della quale si farà portavoce la Destra del Paese. Infatti, il Disegno di Legge Ferretti del 1955 venne ripreso e presentato alla Camera nel febbraio 1960 dall'On. Michelini e nel luglio 1972 dall'On. Almirante.

Fu poi l’On. Mirko Tremaglia, l’unico Ministro per gli Italiani nel Mondo, a proseguire senza pause, con tenacia e caparbia, la battaglia di “civiltà e democrazia”.

Nel 1976, in occasione della ripresentazione alla Camera del Disegno di Legge, l'On. Tremaglia sottolineò la necessità di riconoscere i diritti "dell'Altra Italia", dei 60 milioni di italiani residenti all’estero.
Nel 1979 venne approvata la Legge n. 40 in base alla quale i cittadini italiani emigrati all’estero conservavano l'iscrizione nelle liste elettorali senza limiti di tempo, a meno che non rinunciassero alla cittadinanza italiana.
Il primo risultato concreto venne raggiunto nell'ottobre del 1988, quando - dopo 16 anni dalla presentazione - fu varata la Legge che istituiva l'AIRE (l'Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Nel 1989 fu poi istituito il CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, un Organo consultivo del Governo e del Parlamento su temi di interesse per gli italiani all’estero.
Il 30 giugno 1993, 38 anni dopo la prima proposta di legge per l’esercizio del diritto di voto all’estero dei connazionali non residenti in Patria del Sen. Ferretti, finalmente passò alla Camera un emendamento, primo firmatario l'On. Mirko Tremaglia, che prevedeva l'istituzione di quattro circoscrizioni estere per l'elezione di 20 Deputati. Il progetto cadde però per mancanza del quorum.
Successivamente, nel maggio 1994, venne presentata dall'On. Tremaglia la Proposta di Legge Costituzionale per la modifica degli articoli 48 (esercizio del diritto di voto), 56 (composizione della Camera dei Deputati) e 57 (composizione del Senato della Repubblica). Altre iniziative decaddero per la fine della legislatura nel 1996.
L'iter ripartì nel giugno 1997, ma anche stavolta naufragò. Il 29 luglio 1998, numerose assenze a Montecitorio impedirono di raggiungere la maggioranza necessaria.
La prima Legge costituzionale sul diritto di voto all’estero venne approvata il 24 febbraio 1999 alla Camera, il 29 aprile 1999 in Senato. La seconda votazione alla Camera avvenne il 30 giugno 1999, mentre il Senato approvò la legge il 29 settembre 1999.
Il 17 gennaio 2000 fu promulgata la legge costituzionale n. 1. Si modificò l'articolo 48 della Costituzione, introducendo "requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero" e istituendo "la Circoscrizione Estero" per l'elezione dei Deputati e Senatori da parte degli italiani residenti all’estero.
Il 18 ottobre 2000 la Camera approvò in via definitiva, a larghissima maggioranza (406 voti favorevoli, 49 contrari), le modifiche costituzionali degli articoli 56 e 57 della Costituzione. Quest'ultima modifica prevede che gli italiani all’estero votino per 12 Deputati e 6 Senatori, eletti nella circoscrizione Estero.
Occorreva, tuttavia, ancora una cosa fondamentale: una legge ordinaria che attuasse le modifiche della Costituzione e regolasse in concreto l'esercizio del voto: la Legge è stata approvata il 27 dicembre 2001.

Il Paladino degli Italiani all’estero

C’è chi, come l’On. Mirko Tremaglia, colui che fin dalla sua elezione in Parlamento si è assunto la responsabilità di farsi paladino di questa battaglia, parla deliberatamente di un  “insabbiamento”. Sarà “l’altra Italia”, quella che sta “fuori”, a ricostruire la Patria uscita a pezzi dalla guerra. Se è vero che la storia nazionale ignora quasi totalmente l’emigrazione considerandola solo come la conseguenza “di un’industrializzazione ritardata e limitata regionalmente e della parallela stagnazione economica del Mezzogiorno”, l‘emigrazione con quello che potrebbe essere definito il fattore “R”, ovvero rimesse, ricostruisce il Paese e fa decollare lo sviluppo economico nazionale. Secondo i dati dell’ Ufficio Italiano Cambi, nel 1947 l’ammontare delle rimesse si aggirava intorno ai 32 milioni di dollari, nel ‘49, si sarebbe passati a 90 milioni di dollari, nel ‘52 a 102 milioni, nel ‘59 a 246 milioni, nel ‘60 a 288 milioni di dollari, dal ‘45 al ‘60, poi, le rimesse entrate attraverso altri canali diversi rispetto agli usuali sarebbero stati di 2 miliardi e 40 milioni di dollari. Cifre assolutamente incomplete se si considera che all’Ufficio Cambi certamente sfuggono le rimesse sbarcate in Italia attraverso canali così detti “informali”, cioè quelli non bancari.

E’ questo “pezzo d’ Italia nel mondo” il vero grande ambasciatore della immagine del nostro Paese in ogni angolo del pianeta, il fautore del “made in italy”, eppure il clima politico, nel ‘93, non è ancora favorevole al voto.

La sinistra nutre una pregiudiziale di fondo: gli italiani all’estero se votassero, voterebbero in massa a destra. “La responsabilità nostra, della sinistra, “ha scritto il Sen Gian Giacomo Migone,”per questa situazione anomala “ l’ impossibilità per gli italiani all’estero di votare “è innegabile, perché in passato ci siamo opposti” nella convinzione che si sarebbe trattato di un voto di “destra”. Può darsi che le forze politiche italiane volutamente rinchiuse nella partitocrazia, abbiano per oltre 40 anni valutato la dimensione del problema”italiani all’estero” nel ristretto angolo della bottega delle elezioni, ponendosi via via l’interrogativo:a chi giova?” secondo Tremaglia. “Oppure anche quello più gretto e meno “affascinante” nel processo democratico: dimmi prima per chi  voti e poi ti faccio votare”.

Nel 1994, il Ministero degli Esteri diffonde i dati relativi al censimento delle comunità italiane all’estero. In base a tali stime, al termine del 1992, sarebbero stati 4.992.864 gli italiani nel mondo. Un “patto di sindacato di maggioranza”,come qualcuno l’ha definito, tra la sinistra e la Lega determina nel ‘95 il secondo grande scivolone dopo quello del ‘93. Dal ‘93 al ‘98 le forze politiche nazionali rapportando- si al voto degli italiani all’estero, riflettono forse dalle posizioni ironiche sintetizzate da Tremaglia su “quanto peso potrebbero avere questi potenziali elettori nel panorama politico italiano, “sulle conseguenze imprevedibili di due tre milioni di voti in più, e provenienti da un mondo quasi sconosciuto,difficilmente orientabile in sede di elezioni”, è la loro risposta al quesito è sempre la stessa: voto? NO. !!

1993, 1995, 1998, sono le tappe di un percorso in negativo del voto che però scandiscono la maturazione di una grossa fetta della classe politica nazionale che si confronta nel tentativo di arrivare alla formulazione di una proposta di legge unitaria. Ad un anno esatto dal 29 luglio del ‘98 la data dell’ultimo NO al voto, i senatori, chiamati a pronunciarsi, in quarta ed ultima lettura sul provvedimento legislativo di modifica dell’articolo 48 della Costituzione, concernente l’istituzione della Circoscrizione Estero che assicura l’effettivo esercizio del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all’estero, disegno di legge costituzionale approvato, in sede di prima deliberazione, dalla Camera dei deputati il 24 febbraio 1999, dal Senato il 28 aprile1999, e in sede di seconda deliberazione dalla Camera dei deputati il 30 giugno 1999; il 29 settembre 1999 il Senato approva la legge costituzionale per il voto degli italiani all’estero.

Ma la storia del voto non termina qui: dopo lo promulgazione della legge costituzionale n. 1 del 17 gennaio 2000, si modificò l'articolo 48 della Costituzione e si istituì "la Circoscrizione Estero".

Il 18 ottobre 2000 la Camera approvò le modifiche costituzionali degli articoli 56 e 57 ; il 20 dicembre 2001 fu approvato definitivamente dal Senato il testo della legge ordinaria per il voto degli italiani all’estero.

E‘ la fine di un incubo: finalmente l’ imbattibile “Combattente” Mirko Tremaglia riesce a coronare il suo sogno! Nessun Parlamentare al Mondo vanta il suo primato, con mezzo secolo di lunga e paziente attesa. Grazie a Tremaglia milioni di Italiani sparsi in tutto il Mondo possono esercitare ora il loro sacrosanto diritto al voto.

In Italia si è finalmente compiuta la democrazia

“In Italia si è, finalmente, compiuta la democrazia il 20 dicembre 2001.” 
 Con queste parole, l’allora Ministro Mirko Tremaglia definì il momento dell’approvazione del diritto di voto per gli italiani residenti all’estero. 
Una battaglia di civiltà durata ben oltre 40 anni e che si è conclusa con la legge 459 del 27 dicembre 2001, Norme per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero.

Dalla prima vera proposta a tal riguardo del 1955 del senatore Lando Ferretti (MSI) dovettero passare oltre 30 anni perché il Parlamento italiano “si accorgesse” dei propri emigrati: era l’ottobre del 1988 quando passò la legge 470 sull’anagrafe e censimento degli italiani all’estero (nota come legge sull’AIRE) che recuperò nello stato civile 3 milioni e mezzo di cittadini italiani dimenticati. Grazie a questo provvedimento, infatti, essi divennero cittadini italiani a tutti gli effetti: in ogni comune venne costituita un’anagrafe degli italiani residenti all’estero, in modo tale da mantenere un collegamento con l’ultimo comune di residenza in Italia del cittadino e viene anche costituita un’anagrafe presso il Ministero dell’Interno, con la sommatoria di tutti i dati delle AIRE comunali. Nonostante questo improvviso successo per l’on. Tremaglia, diventato, nel frattempo, il “vero paladino” degli italiani all’estero, il problema del loro voto ripiombò nell’oblìo e solo con il nuovo millennio si avviò quel processo di riforma costituzionale che avrebbe permesso il voto oltre confine, con l’approvazione di due leggi costituzionali nel 2000 e nel 2001, le quali, oltre ad istituire la Circoscrizione Estero, stabilivano il numero dei Deputati (12) e Senatori (6) spettanti a tale Circoscrizione, lasciando che delle modalità elettorali se ne occupasse la legge ordinaria. 
Legge approvata, come detto, nel dicembre 2001 dopo un acceso dibattito parlamentare, soprattutto su alcune questioni particolari del provvedimento, come, ad es.empio, la limitazione dell’elettorato passivo ai soli residenti nelle varie ripartizioni della Circoscrizione Estero, secondo quanto stabilito dall’articolo 8 della 459/2001.

Il 28 marzo 2003 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Regolamento di attuazione della Legge n. 459 del 27 dicembre 2001, che regolamenta l'esercizio del diritto di voto degli italiani residenti fuori dei confini patrii. Dal 15 giugno 2003, gli italiani all’estero possono finalmente votare nei luoghi di residenza!

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Grazie ai risultati elettorali molto equilibrati dell’aprile 2006, gli italiani residenti all’estero, con i loro rappresentanti, sono diventati quasi improvvisamente un “caso politico nazionale”: fino a qualche anno fa, infatti, molti politici nostrani ignoravano l’ “Altra Italia”, mostrandosi del tutto contrari alla possibilità di un loro diritto di voto. 
Oggi, grazie all’instancabile lavoro dell’on. Tremaglia, si è aperta una finestra tra il nostro Paese e la realtà italiana oltre confine che rappresenta, ed ha rappresentato nel corso degli anni, il miglior ambasciatore della storia, della cultura e della tradizione italiana nel globo. 
Nel futuro prossimo occorrerà continuare sulla via intrapresa dal Ministero per gli Italiani del Mondo, il quale ha riconosciuto e valorizzato i meriti dei nostri connazionali sparsi nel mondo, organizzando convegni, istituendo premi, incentivando la promozione dell’italianità oltre i confini nazionali, istituendo la Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo l’8 agosto, in memoria della tragedia di Marcinelle, dove morirono 136 minatori italiani l’8 agosto 1956.

Si parla di un “Sistema Italia” composto da circa 4 milioni di italiani residenti all’estero, 60 milioni di oriundi, 395 parlamentari di origine italiana, 93 Istituti di Cultura, 390 testate giornalistiche, 70 e passa Camere di Commercio, migliaia di associazioni italiane, centinaia di radio e TV: numeri che fanno degli italiani all’estero un enorme patrimonio per il nostro Paese, da tutelare e valorizzare.

Il 20 dicembre 2001, quindi, rappresenta la linea di confine tra un’Italia chiusa ed incapace di aprirsi ai suoi cittadini lontani ed un’Italia moderna che, in piena globalizzazione, riconosce finalmente “i suoi figli della diaspora”.