VOTO ALL'ESTERO

RIFLESSIONI DI UN PROTAGONISTA

Riportiamo il testo integrale di un articolo che apparirà sulla rivista "Politica Internazionale", organo dell'IPALMO, che ha dedicato un intero numero alla Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo

Vi è davanti a me "l'Altra Italia", che io adoro

Vi sono nella mia vita date incancellabili per gli italiani all'estero. "L'Altra Italia" si è presentata davanti a me con una forza morale e con espressioni culturali, politiche ed anche economiche eccezionali. Una straordinaria politica di italianità.
Il 1995 (per la precisione il 22/10/1955) la prima Proposta di Legge per il voto agli italiani all'estero (presentata dal Sen. Ferretti del M.S.I.); 38 anni di ostruzionismo comunista fino al 1993. La caduta del Muro di Berlino, la Seconda Conferenza Nazionale dell'Emigrazione 1988 e il 27/10/1988 Legge Tremaglia, Legge dello Stato, l'AIRE, l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero. 1989 la nascita per Legge del C.G.I.E. (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero) e le tappe delle Leggi Costituzionali quelle definitive dopo tante sofferenze, delusioni e sconfitte, e sono le autentiche battaglie di civiltà. 29/9/1999 la riforma dell'art. 48 della Costituzione, istituzione della "Circoscrizione Estero"; 18/10/2000 riforma degli artt. 56 e 57 della Costituzione per determinare il numero dei deputati e dei senatori eletti direttamente di nostri connazionali nel Parlamento italiano.
Finiscono le ignobili discriminazioni; gli italiani nel mondo entrano per la prima volta nella Costituzione della Repubblica.
Vi è un popolo italiano che vive ed opera oltre i confini della Patria: sono gli italiani all'estero, 3 milioni di cittadini registrati nell'Anagrafe e iscritti nelle liste elettorali che lavorano in Europa, nelle Americhe, in Asia, in Africa e in Australia. Vi sono poi circa 60 milioni di oriundi, di origine italiana, così calcolati nelle stime del nostro Ministero degli Esteri. Una potenzialità immensa totalmente dimenticata e discriminata, discriminata dai Governi e dalle forze politiche italiane.

Ed ecco la storia

Il M.S.I. inizia la battaglia per il voto all'estero il 22/10/1955. È la Proposta di Legge del Sen. Ferretti e considera di importanza fondamentale nelle relazioni internazionali il collegamento organico e permanente tra l'Italia e le nostre collettività, soprattutto per i rapporti in ogni Continente con i Paesi che ospitano i nostri connazionali. Per circa quarant'anni, questa iniziativa è stata solitaria ed è stata la sola interprete "dell'Altra Italia", che era stata cancellata dalla partitocrazia pur essendo ammirata da tutti gli altri Paesi del mondo. Così si è presentata a me "l'Altra Italia", il prestigio, il sacrificio, l'amore alla Patria, la voglia di Patria, il contributo di progresso e civiltà portato ovunque, la forza, la profondità della nostra tradizione e della nostra cultura, la bellezza e la magnificenza della nostra arte, la diffusione e la difesa della nostra lingua, la presenza e la capacità del nostro lavoro, le meravigliose imprese compiute dai nostri operai, dai nostri tecnici, dagli operatori economici, la vitalità dei nostri commerci e insieme il senso cristiano dell'insegnamento missionario, il nostro umanesimo sono davanti a noi come lo sono le Bandiere, le insegne, i sentimenti, i valori, come patrimonio eccezionale dello spirito e della vita espressi dai nostri connazionali in ogni Continente.
Questa è l'Italia come io l'ho incontrata in questi decenni e che all'estero ancora si emoziona quando vede il Tricolore perché è l'Italia che conosce la Storia, perché questa Storia l'ha vissuta in un secolo nella sua gloria, nelle sofferenze, nelle umiliazioni e nel riscatto, è quella che esalta il passato che le ha dato ovunque dignità e prestigio; questa è l'Italia che ha donato al mondo intelligenza, capacità di lavoro, progresso e civiltà. È una forza con dimensioni morali tali, da essere nel tempo sicuramente vittoriosa. Me ne sono per sempre innamorato. Se non si conosce e non si comprende tutto ciò, si cade nella miseria morale e nelle assurdità politiche. Questa nostra gente all'estero è presente nella società dove vive e ha centinaia, migliaia, tra giornali, radio, TV. Si muove sempre in una propria politica tra italiani con circoli le comunità, gli Istituti di Cultura, gli Istituti di Commercio Estero, le Camere di Commercio, le manifestazioni con il Tricolore e con i collegamenti con le Regioni, con i Comuni lontani.
Ho ritrovato tanti esuli da Fiume, da Istria, dalla Dalmazia, specie nella lontana Australia; raccontano ai loro figli, ai loro nipoti le loro vicende disperate e i loro pensieri lontani. Ci sono persino città grandi o piccole, non importa; ne ho trovate ovunque come nuova Milano, Venezia, Emilia, Florenza, Piemonte, Bell'Italia e tante, tante altre.
 
Nel 1968 nasce il Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (C.T.I.M.), che io dirigo, con la Carta dei Diritti
 
Nel lavoro, tra gli italiani all'estero, nelle loro fabbriche, ritroviamo tutte le attrezzature, i macchinari, dall'artigianato all'industria, che sono importati dall'Italia. Riflettendo potremmo, attraverso i milioni di cittadini di origine italiana, determinare anche la vita pubblica nella elezione dei Parlamenti o dei Capi di Stato, e talvolta così è avvenuto. Trovi gli oriundi Deputati, Ministri, Magistrati, uomini di grande intelletto nella scienza e nella cultura, che segnano una impronta, una "caratteristica italiana" in tutti quei Paesi. Ma per decenni, purtroppo, è stato ignorato tutto, compresa la democrazia.
Il M.S.I. prima e poi il C.T.I.M. hanno avuto il merito, rivendicando una politica per gli italiani nel mondo, di avere posto la "questione emigrazione" come problema nazionale di contro alla linea "anti-italiana" o, nei migliori dei casi, di dimenticanza e di ignavia voluta da chi ha governato con la partitocrazia il nostro Paese. Per questo nasce nel 1968 il Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, che assume l'onore di rappresentare le istanze di quei milioni di cittadini misconosciuti e il compito di tutelare e difendere i loro interessi morali e materiali.
I nostri connazionali sono componenti vivi della nostra Comunità Nazionale e come tali debbono essere parte integrante dello Stato Nazionale. Da quel momento, fatta salva l'azione del Parlamento italiano dove agiscono i partiti e le forze politiche di partito all'estero, si opera attraverso l'Associazione Tricolore e non attraverso lo schieramento di parte. Il C.T.I.M. ha come insegna: "Ovunque vi sia un italiano nel mondo là vi è il tricolore della Patria" e si pone all'avanguardia contro l'abbandono e l'inganno perseguiti dai nostri governanti e prospetta i principii e gli schemi fondamentali dell'iniziativa politica per l'emigrazione.
Siamo nel 1970, e il C.T.I.M. lancia "La Carta dei Diritti degli italiani all'estero". Sono le 10 Dichiarazioni di come si affrontano le questioni drammaticamente ancora aperte:
1) le condizioni di vita nei Paesi stranieri e la politica dell'intervento;
2) il censimento e l'Anagrafe;
3) la parità di trattamento;
4) gli alloggi;
5) la scuola;
6) la qualificazione professionale;
7) l'assistenza sociale nel tempo libero;
8) la tutela previdenziale e questioni sanitarie;
9) le attività informative e culturali;
10) il voto agli italiani all'estero.
Quasi tutti questi problemi che hanno fatto parte del "Pacchetto emigrazione" di allora, compreso quello della comunicazione e della editoria all'estero, tuttora non sono risolti. Da quel momento prende corpo in ogni Nazione la forza del Comitato Tricolore con delegazioni ovunque; è un movimento straordinario e unico, con personale politico esclusivamente volontario, non retribuito, che si mobilita in Europa, nelle Americhe, in Asia e in Africa.
 
I primi esperimenti di voto: il Parlamento Europeo.
La crisi degli organismi dell'emigrazione.
La Petizione popolare della Associazione Nazionale Alpini
 
Siamo nel 1979, vi sono le elezioni per il Parlamento Europeo, gli italiani residenti nella comunità possono votare ma partecipano in pochissimi. Oltre alla impreparazione burocratica consolare, vi è la mancanza di volontà da parte della Farnesina e delle forze politiche, da qui si comincia. Vi è il fallimento del metodo di votazione presso i seggi consolari così lontani, 50 o 100 km. o anche più, che rendono impossibile l'esercizio delle votazioni. Ci servirà questa prova per il futuro quando chiederemo il voto per corrispondenza.
Votiamo anche per i COEMIT, cioè i Comitati Consultivi per gli Italiani all'Estero. Con l'opposizione di alcuni Paesi, come la Germania, il Canada e l'Australia. È un periodo molto oscuro, ricolmo di proibizioni legislative e tutte le Commissioni Parlamentari tacciono quando vi sono Progetti per l'emigrazione. Ad aggravare la situazione, il Comitato Interministeriale per l'Emigrazione costituito con Legge del dicembre del 1976 e dove era previsto l'esame delle questioni di emigrazione con il concerto di tutti i Ministri interessai, si riunisce dal 1976 al 1993 soltanto cinque volte e poi viene cancellato.
Registriamo, invece, nella forte campagna di adesione nel 1974 ad opera dell'Associazione Nazionale Alpini che in modo significativo e patriottico abbraccia la causa degli italiani nel mondo vi è la raccolta di centinaia e centinaia di firme con una petizione popolare in appoggio al voto. Ma nessun seguito: il potere lascia anche gli Alpini.
 
La prima svolta dal 1988. La Legge Tremaglia del 27 ottobre 1988 n. 470 sull'Anagrafe e Censimento degli italiani all'estero.
La Conferenza Nazionale dell'Emigrazione.
La nascita del C.G.I.E. Consiglio Generale degli Italiani all'Estero - Legge 6 novembre 1989
 
Precisiamo una volta per sempre che dopo la svolta del 1988 e cioè quella dell'Anagrafe per gli italiani all'estero, Legge 27 ottobre 1988 n. 470, l'art. 48 della nostra Costituzione si applica integralmente a tutti i cittadini italiani che si trovano all'estero.
Vi è il diritto al voto ma, attenzione, non vi è l'esercizio di tale diritto. Si trattava, insomma, come diceva Almirante, che aveva abbracciato e sostenuto con grande passione la bontà della causa, che si trattava di "un vero e proprio genocidio elettorale". L'impossibilità per milioni e milioni di cittadini di compiere il proprio dovere previsto dalla Carta Costituzionale, con la Legge dell'Anagrafe milioni di italiani dimenticati, nemmeno conteggiati, rientrano nella Comunità Nazionale e nello stato civile. Cadono i veti e hanno diritto al voto; non lo possono però esercitare.
 
Il 3 dicembre 1988 si riunisce a Roma la Conferenza Nazionale dell'Emigrazione. Facciamo un buon lavoro con il Sottosegretario Bonalumi, che ringrazio molto.
Il cammino della speranza ha un percorso significativo, per la prima volta si giunge a un Documento finale unitario ove si afferma: "La Conferenza esprime la riconoscenza della Nazione ai connazionali che in ogni Continente in più di un secolo hanno testimoniato e testimoniano con il loro lavoro e sacrificio la capacità del nostro popolo che, nella fedeltà alle radici e agli Ideali della Madre Patria, hanno contribuito al civile progresso di ogni Paese nel mondo".
È una solenne dichiarazione che si accompagna ad altri impegni che vengono assunti dal C.G.I.E., il Parlamento che rappresenta i nostri connazionali e che diverrà negli anni successivi un punto di grande rilevanza e di "pressione legislativa".
Ricordiamo il 20 ottobre 1992, quando si tenne a Montecitorio una sessione straordinaria proprio indetta dal C.G.I.E. per il Voto degli italiani all'estero: la battaglia "impossibile", con l'aiuto determinante del Consiglio Generale, aveva varcato le soglie del Palazzo ed era entrata nella obiettiva realtà della politica italiana, che trovò una rispondenza anche nei messaggi augurali e nelle prese di posizione di almeno tre Presidenti della Repubblica: Cossiga, Scalfaro e Ciampi.
 
Un grande momento il 1993. È caduto il Muro di Berlino. Si muove finalmente il Parlamento. Ma il 10 Novembre è il tradimento
 
È l'epoca della sfida finale; presentiamo un nuovo Progetto di Legge, n. 1018, sostenuto anche dal C.G.I.E. Si tratta di stabilire un principio di fondo: gli italiani all'estero non solo debbono essere in grado di votare, ma anche di scegliere direttamente i loro rappresentanti nel Parlamento italiano. In altri termini, non discutiamo soltanto di elettorato attivo, ma anche di elettorato passivo. Gli italiani residenti fuori dai confini debbono avere uguali diritti elettorali di quanti risiedono in Patria.
Vi era stata una Proposta di Legge Costituzionale, prima firma Almirante, la n. 55 del 26 luglio 1972, presentata da Almirante per la modifica degli artt. 56 e 57 della Costituzione, ove si proponeva di assegnare un numero fisso per i rappresentanti parlamentari dei cittadini italiani all'estero, e cioè 40 deputati e 20 senatori ed una successiva, sempre Legge Costituzionale la n. 23 presentata il 5 luglio 1976, con la stessa richiesta con la firma Tremaglia - Almirante e tutto il Gruppo del M.S.I. - Quel Progetto del 1993 trovava ispirazione in quello precedente con la richiesta della costituzione della "Circoscrizione Estero".
Ho ripetuto più volte, che nel 1993 la situazione era profondamente cambiata; vi era stata la caduta del Muro di Berlino. Il 30 giugno di quell'anno venne celebrata la grande nostra vittoria testimoniata in una valanga di corrispondenza, di articoli, di interviste radio e televisive, perché la Camera aveva approvato la nostra Proposta. Straordinario successo, sottolineato da tutti gli organi di informazione in Italia e all'estero. Gli italiani di tutto il mondo inneggiano a noi. Il 21 luglio di quell'anno venne anche accolta la nostra richiesta per l'esercizio di voto per corrispondenza, così come fanno tutti i Paesi del mondo.
Nel frattempo viene approvato il provvedimento che riguarda la costituzione della "Circoscrizione Estero", ma all'ultima lettura in Senato, il 10 novembre 1993, sinistra del PDS, leghisti, e vili assenti della maggioranza, bocciano i risultati che avevamo ottenuto. Una infamia che non potremo dimenticare, che rimane pesante come condanna contro gli esecutori di quell'ignobile gesto. Rimango anche fisicamente colpito: mi trovavo ad assistere al misfatto dalla tribuna del Senato. I commessi mi aiutarono.
Gli artefici di quel voltafaccia avevano prima giurato che avrebbero votato compatti per il SI. Ero certamente rattristato e addolorato; il Partito anti-italiano aveva vinto. L'Italia restava ancora l'unico Paese civile al mondo a non aver concesso l'esercizio del voto all'estero.
 
Il Patto di Basilea. Siamo nel 1995
 
I miei tentativi riprendevano certamente con tenacia assoluta, perché ho sempre creduto con forza a questa autentica lotta politica e morale.
Avevo capito che bisognava uscire dal Parlamento per affrontare le forze politiche, per tentare di raggiungere un risultato positivo. Andai a Basilea e così nacque il Patto di Basilea, con forze cattoliche e quelle della sinistra. Eravamo nel febbraio del 1995.
Era il momento della forte illusione. Le Proposte di Legge erano molto chiare.
Alla Proposta Tremaglia che richiedeva, così come era stato espresso dal C.G.I.E. 20 deputati eletti all'estero e 10 senatori, si affiancarono diverse altre Proposte, tute uguali, persino fotocopiate dalla mia, cosicché il Parlamento aveva davanti agli occhi una Proposta unificata Tremaglia-Berlinguer-Andreatta-Moioli.
Nel mese di luglio ci fu per me una seduta, anche drammatica per incredibili coincidenze, al mattino avevo subito una anestesia totale, e al pomeriggio ero corso in Aula perché vi era la discussione e la votazione di quelle Proposte di Legge. Ma, appena presi la parola, la testa cominciò a "girare" e il Presidente preoccupato mi disse di parlare seduto. Il tentativo fallì perché io ripresi a parlare in piedi. Alla fine tutto andò bene per la mia seduta, invece male per la Legge, perché quei numeri iniziali erano già caduti.
Ricordo che l'on. Iotti mi venne incontro e mi disse: "Tremaglia, io la ammiro, ma lei è un pazzo".
 
29 Luglio 1998, una mascalzonata: abbiamo perso ancora
 
Così passò anche quell'anno, e il 9 maggio 1996 ripresentai, ormai possiamo dire, le solite Proposte. E quando ormai vi era la certezza, il 29 luglio del 1998 la camera dei Deputati in seconda lettura chiamata ad approvare la Proposta di Legge da me presentata per istituire la "Circoscrizione Estero" per dare il parere definitivo, ottenne solo 304 voti (il minimo era 316) e di conseguenza tutto cadde in un'altra possiamo dire, delle stazioni di una laica via crucis.
Da ogni parte del mondo vi è stata allora molta delusione, molto scoramento e molta rabbia. Non lasciai perdere un giorno e riproposi il 30 luglio 1998 la Proposta di Legge Costituzionale della modifica dell'art. 48, uguale a quella precedente.
 
La Consulta Nazionale dell'Emigrazione e la riunione del C.G.I.E. alla Camera dei Deputati
 
Durante un'audizione presso il Comitato Parlamentare degli Italiani all'Estero della Camera che io presiedo, era stata ascoltata la Consulta Nazionale dell'Emigrazione in rappresentanza delle Associazioni nazionali: ACLI, AITEF, ANFE, CSER, CTIM, FILEF, FONDAZIONE MIGRANTES, ISTITUTO SANTI, MCL e UNAIE, che denunciarono quanto avvenuto, che riconfermarono il loro parere favorevole a continuare su quella strada che purtroppo ci avevi visti ancora una volta perdenti.
Importante è sottolineare, che il documento da me proposto era secondo una linea trasversale unitario, sottoscritto oltre che dall'Ufficio di Presidenza del Comitato da me presieduto, con l'on. Di Bisceglie DS e Giovanni Bianchi PPI, dai Presidenti della Commissione Affari Esteri e Costituzionali Occhetto e Maccanico, e dai Presidenti dei Gruppi parlamentari Mussi DS, Pisanu FI, Tatarella AN, Mattarella PPI, Cardinale UDR, Manca RI, oltre che dal relatore Cerulli Irelli.
Altra valutazione positiva al nostro operato, quella del C.G.I.E. ove si ribadiva l'amarezza per la sconfitta, e ribadiva quanto fosse atteso in tutto il mondo il provvedimento dai nostri connazionali. Il C.G.I.E. prende atto con soddisfazione che i Presidenti dei principali gruppi parlamentari hanno assunto di fronte al CGIE nella seduta straordinaria del 29-30 settembre a Roma presso la Camera dei Deputati, l'impegno solenne di porre rimedio al grave errore politico del voto del 29 luglio scorso. Di seguito vi era l'appello al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera e del Senato, al Ministro degli Esteri Dini, al Sottosegretario Fassino, e così concludeva: "Afferma altresì l'opera di impulso e di iniziativa del Comitato per gli
Italiani nel mondo presieduto dall'on. Tremaglia e chiede al Comitato di proseguire nella sua azione di sollecitazione e sensibilizzazione delle forze politiche e dell'opinione pubblica italiana".
 
Le Proposte missine e di A.N. Il "Pacchetto Emigrazione"
 
Da qui comincia la nuova storia, ma è bene dare uno sguardo velocissimo alla serie di Proposte e Disegni di Legge presentate da deputati e senatori del MSI e A.N.:
 
Ferretti - DL n. 1193, - 22/10/1955; Michelini - PL n. 778 - 17/1/1959; Michelini - PL n. 840 - 17/12/1963; Michelini - PL n. 140 - 6/7/1968; Nencioni - DL n. 234 - 9/10/1968; Almirante - PL n. 553 - 26/7/1972; Almirante - PL Cost. n. 554 - 26/7/1972; Nencioni - DL n. 13 - 25/5/1972; Nencioni - DL n. 235 - 25/7/1972; Tremaglia - PL Cost. n. 23 - 5/7/1976; Tremaglia - PL n. 84 - 20/6/1979; Tremaglia - PL n. 49 - 12/7/1983; Tremaglia - PL n. 104 - 2/7/1987; Tremaglia - PL n. 90 - 23/4/1992; Tremaglia - PL n. 98 - 23/4/1992; Pozzo - DL n. 503 - 23/7/1992; Tremaglia - PL n. 1018 - 12/6/1992; Tremaglia - PL n. 50 - 15/4/1994; Tremaglia - PL n. 469 - 16/5/1994; Tremaglia - PL 9/5/1996; Tremaglia - PL Cost. 105 - 9/5/1996; Tremaglia - PL Cost. n. 4979 - 10/6/1998; Tremaglia - PL Cost. n. 5186 - 30/7/1998; Tremaglia - DL Cost. n. 3841/B - 30/6/1999.
 
Ecco le forze in campo: Indichiamo, solo per titolo, alcune delle Proposte di Legge presentate da Tremaglia in Parlamento a conferma che vi è un "Pacchetto Emigrazione" al novanta per cento non risolto, nemmeno discusso.
Ecco i titoli: Anagrafe e Censimento degli Italiani all'estero; Divieto di cancellazione dalle liste elettorali; Pensione Sociale presentata fin dal 1978 e mai discussa; Comitati Consolari; Tutela dei lavoratori al seguito di imprese operanti all'estero; Indennizzi ai profughi rimpatriati; Assunzione obbligatoria per quanti hanno fatto cinque anni in emigrazione; Le regole della Conferenza Nazionale dell'Emigrazione; La stampa italiana all'estero, alla quale si dà un contributo vergognoso di complessivi 2 miliardi, noi abbiamo detto 10 miliardi per le centinaia di testate di giornali e periodici che si stampano all'estero; Istituti di Cultura all'estero; La Legge sul Consiglio Generale degli Italiani all'Estero; Norme per il funzionamento delle scuole italiane bilingui e dei corsi di lingua italiana in America; Norme per il funzionamento delle Istituzioni scolastiche italiane di oltre oceano; Partecipazione del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero alla elezione del Presidente della Repubblica.
 
L'indotto a favore dell'Italia è di 115 mila miliardi di lire in un anno.
Gli Istituti di Cultura all'estero. La "Dante Alighieri"
 
Facendo la ricerca sulla emigrazione abbiamo appreso che i contributi degli italiani all'estero alla bilancia commerciale dei pagamenti in Italia consistono in rimesse e investimenti al mercato diretto e indiretto di ben i e servizi italiani all'estero, del turismo di ritorno e dell'emigrazione tecnologica. Addizionando le cifre per queste voci, abbiamo calcolato che l'indotto da parte di tutto questo popolo all'estero a favore dell'Italia è in un anno (abbiamo preso come esempio il 1998) è di 115 mila miliardi di lire: una grande Finanziaria che non è mai stata riconosciuta. Di contro nel bilancio dello Stato italiano, per l'emigrazione in quell'anno, il contributo era di 213 miliardi: una spaventosa differenza che sottolinea il disinteresse del nostro Stato nei confronti della nostra gente all'estero.
Abbiamo in campo all'estero 40 mila aziende, iscritte nelle Camere di Commercio all'estero in un collegamento di grande efficienza con gli Istituti Italiani di Commercio estero che sono costituiti in ogni Paese del mondo. Ma le nostre comunità sono veicolo ed esempio vivente della cultura italiana. 86 Istituti Italiani di Cultura nei principali Paesi: una attività di informazione e di promozione, con migliaia di veneti culturali di rilevanza internazionale, 3.000 corsi con una partecipazione di 50 mila allievi di cittadinanza straniera o appartenenti alla comunità italiana; le biblioteche degli Istituti contengono complessivamente oltre 800 mila volumi.
Poi vi è l'apporto della gloriosa "Società Dante Alighieri", che diffonde la lingua e la cultura italiana nel mondo. All'estero operano 370 Comitati, 3.600 corsi con oltre 120 mila alunni e biblioteche con 500 mila volumi italiani. Si stanno risolvendo i problemi della comunicazione con Rai International. Sono più di 390 le testate giornalistiche, più di 150 le radio, più di 29 televisioni private che trasmettono all'estero. Il loro bacino quotidiano di ascolto e di lettura è ormai di grandi proporzioni.
 
L'importanza della TV di ritorno
 
Abbiamo chiesto di arrivare alla tv di ritorno; siamo nel gennaio 1997 nel Convegno a Milano che conclude le Conferenze Intercontinentali di New York, di San Paolo e di Berlino.
Con la tv di ritorno in Italia si potrà conoscere finalmente dove siete, quanto avete lavorato, quali sono stati i vostri successi in termini culturali ed economici, quanti di voi si sono affermati in ogni Paese nelle Pubbliche Amministrazioni, nei commerci e nelle fabbriche, nel campo della Giustizia, nei Parlamenti e nei Governi. Troppi in Italia non conoscono questa meravigliosa realtà che sempre mi ha affascinato. Avete voluto persino costruire paesi, città con nomi italiani che segnano in modo perenne non solo nei vostri cuori, le memorie delle Regioni e dei Comuni che un tempo avete dovuto abbandonare.
Con la tv di ritorno scatterà il moltiplicatore di conoscenze, di nuove regole commerciali e della produzione, del turismo e degli scambi culturali, comprese nuove scuole e nuove agevolazioni per i nostri ricercatori. Questo vuol dire entrare definitivamente nel Sistema Italia, ma primo fra tutti è il riconoscimento mortale e politico del vostro diritto all'esercizio del voto politico e della vostra rappresentanza come deputati e senatori nel Parlamento italiano.
 
Le nostre Riforme Costituzionali.
29 Settembre 1999 - 18 Ottobre 2000
 
Giunge, finalmente, alla votazione finale quel Progetto del 30 luglio 1998 con la istituzione della "Circoscrizione Estero" per dare la possibilità a tutti i nostri connazionali di eleggere direttamente i loro rappresentanti nel Parlamento italiano. 29 settembre 1999.
I festeggiamenti scoppiano in tutto il mondo. Non si possono più contare i messaggi, i telegrammi, le telefonate. Quelli che ci vedevano ancora una volta battuti e depressi, debbono arrendersi di fronte alla forza e alla reazione degli italiani nel mondo. Non diciamo che ha vinto Tremaglia, ma ha vinto la politica della intesa che certamente Tremaglia e gli altri, in modo trasversale, hanno voluto. Nel Parlamento italiano non vi è maggioranza e opposizione, quella tradizionale. Sono rimasti 17 quelli che hanno votato contro.
Gli italiani all'estero hanno cambiato la Costituzione della Repubblica. Questo è avvenuto per la prima volta. Nella grande euforia, mio figlio Marzio mi manda questo telegramma: "Per cambiare la Costituzione nata dalla Resistenza c'è voluto un sottotenente della Repubblica Sociale Italiana". Questa è un'altra realtà, ed è un riconoscimento che mi fa molto piacere: è stata superata dagli avversari ogni faziosità contro la mia persona. Ha vinto l'intesa con gli altri.
L'altra data storica si realizza con la riforma degli artt. 56 e 57 della Costituzione avvenuta dopo un dibattito complesso con la votazione finale alla Camera dei Deputati con 406 voti favorevoli, 49 contrari - 18 ottobre dell'anno 2000. Così viene fissato il numero di quanti verranno eletti deputati dagli italiani all'estero, 12, e 6 senatori.
Il traguardo della mia vita politica è raggiunto, è finita ogni discriminazione dei diritti degli italiani nel mondo. Nella tragedia che mi ha personalmente colpito, non posso più dire di essere un uomo felice, ma mi rendo conto della eccezionale risultato per milioni di cittadini all'estero che venivano discriminati e totalmente dimenticati.
Ma, sono questi avvenimento dei giorni nostri mentre attendiamo gli sviluppi della Legge Ordinaria per l'attuazione delle norme costituzionali approvate. Chi ha titolo per votare, risposta: gli italiani che sono iscritti all'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero): Secondo, come si vota: con il sistema proporzionale. Con quale metodo: quello della corrispondenza. Come si fa la propaganda: secondo gli accordi bilaterali con i Paesi ospitanti.
 
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Riguardiamo ora quello che dicono gli altri, e qualche significativa intervista

Gente d'Italia un nuovo periodico diretto da Mimmo Porpiglia
 
Titolo: "Ho speso una vita per garantire i vostri diritti. Parla Mirko Tremaglia, l'uomo che da 30 anni si batte per far votare gli italiani all'estero" - di Gaetano Giordano.
"Uno dei primi servizi programmati per l'esordio di "Gente d'Italia" era una intervista a Mirko Tremaglia. Inevitabile: Doveroso. Per riconoscimento di tutti, alleati e avversari., Tremaglia il padre della Legge per il voto agli italiani all'estero. È stata la battaglia di tutta la sua vita, molto prima di diventare deputato al terzo millennio. 45 anni di tentativi respinti e riproposti, 70 volte 7, di delusioni cocenti sempre superate con un'altra iniziativa, quando tutto sembrava perduto, e invece, in cuor suo, non lo era. Perciò quando la legge di modifica dell'art. 48 della
Costituzione è stata finalmente approvata, tutto il Senato si è girato verso di lui, che piangeva in tribuna, e lo ha applaudito a lungo. Ma quando lo abbiamo incontrato, abbiamo capito subito che un'intervista a Tremaglia sul tema suo, per un giornale come il nostro, era impossibile. Ha incominciato a parlare ancor prima che ponessimo la prima domanda e non si è fermato più. Ne' lo abbiamo fermato noi, perché non si può fermare il racconto di una vita. Il prodotto giornalistico che allora vi proponiamo, è la storia tra il nuovo incontro tra l'Italia e tanti suoi cittadini lontani, raccontata dall'uomo che più di ogni altro ha lavorato per favorirlo. Non "un uomo politico, ma un uomo che fa politica": parole sue.
Un uomo che ha fatto politica- politica come partecipazione - perché tanti altri comelui, gli italiani nel mondo, possano partecipare, votando, alla vita del loro Paese.
Quando Mirko Tremaglia era un bambino, suo padre andò a lavorare a Gondar, in Etiopia. Dall'Africa non ha più potuto tornare. Gli italiani fuori d'Italia Mirko Tremaglia li ha nel sangue, nel cuore e qui dice cosa ha fatto e continua a fare per loro. Ed ecco uno stralcio dell'intervista:
 
"Parliamo della Seconda Conferenza dell'Emigrazione del dicembre 1988. Ormai le opposizioni più o meno striscianti potevano rallentare, ma non arrestare il cammino. Si cominciava a prendere atto, anche in sede politica ufficiale, che gli italiani, milioni italiani nel mondo, sono stimati e benvoluti. Si cominciava a capire come, dopo aver subito tante sofferenze e umiliazioni, essi costituiscono un enorme risorsa sociale, morale ed economica; e, perché no, politica.
Anche e soprattutto ora, che tanti discendenti di nostri connazionali, sono in primo piano nei Governi, nei Parlamenti, nella cultura, nelle professioni, nelle attività produttive in tanti Paesi del mondo. Ogni anno faccio un pellegrinaggio personale a Marcinelle, in Belgio. Nel 1956 vi morirono 146 minatori italiani. Lavorano in condizioni disumane nella miniera, infilati in cunicoli alti 50 centimetri, sfruttati in uno scandaloso baratto uomo-carbone. Bisogna sempre fare molta attenzione a quello che accade sul fronte della emigrazione. A qualunque latitudine, nei confronti di chiunque, di qualsiasi nazionalità e colore. Un Paese che non accoglie bene chi è costretto a fuggire dalla propria terra, non è un Paese civile.
Ma, torniamo a noi, al Documento unitario del 3 dicembre 1988 a Roma (Conferenza Nazionale dell'Emigrazione). Vi si prendeva atto di carenze, ritardi e disattenzione sui problemi degli italiani all'estero. Si invitava la classe politica a uscire dalle posizioni partitocratiche e a guardare più avanti, alle mutate condizioni storiche, riconoscendo nelle comunità italiane all'estero un valore positivo per la crescita della comunità locale e di quella italiana, nonché, oggi più che ieri, una risorsa strategica da valorizzare, come fattore essenziale della politica interna ed estera del paese. Gli italiani nel mondo erano finalmente componenti vivi della comunità nazionale.
Dopo una delle tante sconfitte, non ce la facevo più. Ero al limite di una grave depressione. Trovai la forza di andare a New York ad una Conferenza internazionale sulla informazione. Una accoglienza commovente. Mi presero sulle spalle, mi costrinsero a non arrendermi. Nuovi contatti, nuove trattative, nuova Proposta di Legge, nuovi iter parlamentare. Da una Camera all'altra per la doppia approvazione consecutiva dell'identico testo, come necessario per le Leggi Costituzionali.
Tutto bene fino al quarto e ultimo atto, in scena alla Camera il 29 luglio 1998. Sembrava davvero fatta, ma non lo fu, per 12 voti. In Aula ci erano state assenze impreviste, anche dai banchi del Polo. In Transatlantico non riuscì a non gridare la mia indignazione, i giornalisti parlamentari la ricordano ancora. Fu la delusione più cocente di tutte, che finì su tutte le prime pagine. Ricordo un titolo fra i tanti sulla mia fotografia: "Il piano del lottatore". E siccome lo sono davvero, feci cadere l'impulso di lasciare il Parlamento. Erano in tanti a chiedermi di non arrendermi. Ricordo il "non mollare" di Renzo Arbore in una bella trasmissione di Rai International, e quelli dei connazionali in Argentina e Uruguay. E le parole dello stesso Presidente Menem: "È una battaglia giusta". Ricominciai da una nuova e più solida intesa. Ero diventato Presidente del Comitato Parlamentare per gli Italiani nel Mondo: la giusta sede istituzionale per consolidare l'accordo politico più vasto.
Che giorno quel 29 settembre 1999! L'ultimo giorno di quella che io sentivo come la mia ultima battaglia. Voto conclusivo al Senato. Io ero in tribuna. Seguii con il cuore in gola il Presidente Mancino mettere ai voti. Poi l'esito. Era fatta, stavolta era davvero fatta.... Dall'emiciclo tutti i senatori si voltarono verso di me applaudendo. Lo vidi partire quell'applauso. Ma non lo vidi finire. Avevo gli occhi pieni di lacrime. Piangevo come un bambino e non me ne vergogno. Anzi, ne sono orgoglioso. Quel voto ha cambiato la Costituzione della Repubblica italiana. I parlamentari eletti dagli italiani all'estero, avranno un ruolo e una responsabilità enorme. Avranno la rappresentanza diretta di coloro che hanno conservato la cittadinanza italiana, ma anche quella indiretta ma molto significativa dei 60 milioni di persone di origine italiana sparsi nel mondo e molto spesso inseriti ad alti livelli: una massa di energie che potranno favorire enormemente le relazioni internazionali del nostro Paese. Poco tempo fa, il 18 ottobre 2000, una data che non dimenticherò mai.
È stata finalmente approvata la seconda Riforma Costituzionale sul numero dei deputati e senatori. Ora c'è da fare la Legge Ordinaria sul metodo di votazione (tutti sono già d'accordo sul voto per corrispondenza per evitare le lunghe trasferte verso le sedi dei Consolati), sulla titolarità del diritto di voto (iscritti all'AIRE) e sugli accordi bilaterali con gli Stati ospitanti. Infine, la Legge elettorale, che sarà proporzionale. Si deve stabilire il numero di preferenze. Se le preferenze saranno due, come io sostengo, saranno possibili collegamenti che renderanno più ampia la rappresentanza dal punto di vista della provenienza territoriale. Questa è una Legge Ordinaria: i tempi non solo amplissimi, ma sufficienti. Se si vuole ce la si può fare, per le prossime elezioni politiche. Io lotterò ancora con tutte le mie forze, perché ciò avvenga. Ci potete giurare".
 
"POLITICO COL CUORE" di Stefano Vaccara - America Oggi - (stralcio)
 
Il discorso appassionato dell'On. Mirko Tremaglia al Convegno Intercontinentale dell'informazione, da politico che parla "col cuore", e dalla voce a tratti densa di commozione, ha testimoniato ancora una volta il "feeling" speciale che lo lega alla comunità degli italiani all'estero. Era venuto per "ricaricarsi" dopo la doppia delusione degli ultimi mesi, che lo aveva, secondo le sue stesse parole, "amareggiato, depresso". Prima lo shock di quel "mercoledì nero" dello scorso novembre, con l'affondamento, quando ormai sembrava che "il sogno" si fosse realizzato, della sua proposta di legge sul voto per gli italiani all'estero, e poi la delusione di soli pochi giorni fa, quando il suo nome, ormai dato per scontato, non era invece quello indicato dal Presidente del Consiglio Berlusconi per guidare il nuovo Ministero per gli Italiani nel mondo.
Colleghi della stampa, delle radio e delle televisioni fanno la fila in attesa di una dichiarazione e un Tremaglia affaticato, ma di nuovo felice si concede a tutti. A parlare con "America Oggi" ci tiene particolarmente, ci fa cenno di aspettare, fa capire che ai nostri lettori vuole dedicare più tempo. Così quella che l'On. Tremaglia ci concede, domenica scorsa, finalmente rilassato in una poltrona di un elegante sala della NYU, oltre che una intervista è qualcosa di più, quasi una confessione.
"Ad America Oggi dico tutto. Anche questa mattina avete scritto di me. Avete scritto, lasciatemelo dire, parole toccanti. Il rapporto tra noi, anche se non ci conosciamo, diventa immediato perché io sono cresciuto politicamente ma anche moralmente con i vostri lettori. Le voglio dire una cosa mia, intima. Sa quando mi sono innamorato degli italiani sparsi per il mondo?
Quando un giorno, nel 1963, sono andato ad Asmara, dove è sepolto mio padre, che è morto da prigioniero di guerra nel 1942. Anche lui era un emigrante, era partito nel 1940, noi dovevano raggiungerlo ma poi scoppiò la guerra. Io ad Asmara non conoscevo nessuno, andai al cimitero e sulla tomba di mio padre trovai dei fiori freschi. In quel momento nasce l'amore per quel mondo strano, nuovo ma che ricordo sempre. Da allora ho dedicato tutta la mia vita agli italiani all'estero. Io ho scoperto tutto quello che i miei colleghi parlamentari non hanno mai visto. Ho conosciuto "l'Altra Italia", così ammirata ma che ha sofferto tanto, che ha conosciuto quei momenti dell'emigrazione così difficili."
Tremaglia, oltre alle sofferenze, ha assistito anche ai grandi cambiamenti avvenuti nelle comunità.
Comunque non scorderò mai i commenti straordinari che lessi su "America Oggi" quando il successo sembrava ormai raggiunto. "Abbiamo cantato vittoria troppo presto, avevamo aspettato 38 anni!".
Abbiamo parlato di ieri. E ora? "Guardi, io sono venuto a New York perché mi era indispensabile moralmente, psicologicamente. Mi ero battuto come un leone affinché con la nuova maggioranza si costituisse un Ministero per gli Italiani all'estero. Devo dire che subito c'è stata da parte di tutto il vertice della maggioranza la completa disponibilità. E, fatto straordinario, sono riuscito ad ottenere che il Presidente incaricato durante le consultazioni incontrasse anche la delegazione degli italiani all'estero, formato dl Comitato di Presidenza del Consiglio Generale di cui io, unico parlamentare, faccio parte".
Eppure è mancata la sua nomina a Ministro. "Per me era un grande privilegio, un grande onore essere alla guida di questo Ministero. Ho respinto qualsiasi poltrona ministeriale, ma a questa ci tenevo. A quanto pare c'è stato un veto sulla mia persona, un veto che qualcuno ha accettato". Un veto forse venuto dall'estero, specialmente dopo le polemiche sulle pagine dei giornali stranieri sui ministri ex fascisti? "No assolutamente. È venuto dall'interno, è stata una vendetta politica.
Vede io sono il missino che ha avuto e ha più incarichi istituzionali di tutti, quindi estremamente e democraticamente legittimato. Ora, dopo tutto quello che ha fatto Tremaglia non si può dire: ma Tremaglia 50 anni fa è stato un soldato della RSI. D'altronde il Capo dello Stato ha negato di aver posto il veto, almeno così ha dichiarato".
 
"ITALIANI ALL'ESTERO, VIA LIBERA AL VOTO"
di Lucilla Parlato - Secolo d'Italia - (stralcio)
 
30 settembre 1999: una giornata "meravigliosa" per il responsabile esteri di AN, Mirko Tremaglia, vero indiscusso protagonista di questa crociata che dura da 44 anni: tanti ne sono passati, infatti, dalla prima Pdl presentata dal deputato del MSI, Lando Ferretti.
"La soddisfazione per un risultato che qualifica la destra politica si somma oggi al ringraziamento dei nostri connazionali all'estero e di tutta Alleanza Nazionale a Mirko Tremaglia, per la tenacia e la caparbietà con cui ha lavorato per porre rimedio a questa odiosa disparità tra italiani" è il commento a caldo del leader di AN Gianfranco Fini. E lui, Tremaglia, non riesce a trattenere le lacrime quando il Senato approva la Legge. Né riesce a placare il trillo del suo telefonino, che squillerà ininterrottamente per tutta la giornata, tra decine di complimenti e decine di ringraziamenti. È il suo giorno, finalmente. Atteso da decenni.
Non fa niente, allora, se a festeggiare con lui è tutto il Parlamento, dai DS ai popolari, da Forza Italia (in larghissima parte) ai ministri dell'Interno e degli Esteri. E non conta nemmeno più il fatto che qualcuno cerchi di "aggiudicarsi" la vittoria.
Parlano, da soli, i fatti. Gli atti parlamentari, i mille pellegrinaggi di Tremaglia tra i nostri emigrati, la rabbia per le tappe mancate, la gioia per i successi raggiunti, le Proposte portate avanti, con coerenza, da una legislatura all'altra. Dopo molti lustri di "guerra", può concedersi anche il lusso di guardare con ironia ai tanti che parlano, come se fosse cosa loro, di vittoria della democrazia, di passo importante, di atto di civiltà. Ma soprattutto è il Segretario del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, Franco Narducci, a rivolgere il suo grazie al responsabile esteri di AN, oltre che a Ciampi e a D'Alema. "Grazie a Tremaglia oggi - dice - tutti gli italiani all'estero possono gioire, perché è un giorno storico, il giorno in cui ci è stato riconosciuto un diritto che non potevamo esercitare".
 
"GRAZIE MIRKO: UN UNICO CORO UNISCE I NOSTRI EMIGRATI NEL MONDO" di Lucilla Parlato - Secolo d'Italia - (stralcio)
 
Gli occhi blu e lucidi, sono quelli di un uomo che ne ha viste e ne ha vissute tantissime. Sono quegli occhi, il particolare più eloquente nel volto di colui che ha fatto della battaglia per concedere il voto agli italiani all'estero la battaglia di una vita. È commosso, Mirko Tremaglia. Sorride e un po' si sorprende per quel cellulare, saturo di messaggi, che non smette di squillare un solo istante, per i telegrammi, per i fax che piovono nella sua segreteria, per i complimenti, per i grazie che arrivano da ogni parte del mondo, dal Brasile, dall'Argentina, dal Canada, dal Venezuela, dalla Germania, da molti Paesi europei. Il Senato ha approvato la "sua" legge. Ed è un giorno storico, non solo per lui. Un giorno che Tremaglia definisce "meraviglioso". Gli italiani d'America gli scrivono: "Tu hai il diritto di essere l'uomo più orgoglioso del mondo. E naturalmente il più felice". Gli italiani di Augsburg lo ringraziano e sottolineano: "Sei riuscito, con il tuo amore nei confronti degli italiani all'estero a superare tutti gli ostacoli che pseudo-politicanti hanno tentato fino all'ultimo minuto di bloccare il nostro sacrosanto diritto di voto". Giovanni Galli, delegato del CTIM in Venezuela, ai grazie, aggiunge: "Adesso di sicuro questa vittoria avrà tutti padri, ma noi sappiamo che l'unico sei tu. Solo la tua costanza trentennale, il tuo impegno e l'ostinazione, ha consentito che ci fosse concesso il sacrosanto diritto di poter votare". In realtà di anni - e lo ricorda qualcuno in un fax - dalla prima Proposta di legge, presentata dal deputato del MSI, Lando Ferretti, ne sono passati ben 44.
 
"DALLE LACRIME ALLA VITTORIA IL LUNGO VIAGGIO DI TREMAGLIA" - di Alessandra Longo - La Repubblica - (stralcio)
 
"Gianfranco, scusa se non ti ho telefonato prima, ma qui è un casino, tutti mi chiamano, tutti mi vogliono. Beh, insomma, hai visto il vecchio Tremaglia? Dì pure a chi mi definisce un rompic che il Mirko ha riportato una vittoria politica. Non so se mi spiego: si sono alzati tutti in Aula, tutti! Mi aspetto, come minimo, una onorificenza".
L'ex ragazzo di Salò, parla con Gianfranco Fini e gli trema la mano. Nemmeno le gocce di Lexotan, prese di prima mattina, riescono a domare il suo stato di eccitazione per il sì del Senato a una legge che lo accompagna come una ossessione personale da 31 anni.
Voleva mollare tutto, dopo la sconfitta bruciante alla Camera di un anno fa. "Ma ho capito che dovevo andare avanti, dopo un viaggio in Argentina. Mi ricordo un titolo su "America Oggi": "Le lacrime del lottatore". Gli ho detto: sapete cosa faccio? Le lacrime le lascio qui a Buenos Aires. Io me ne torno a Roma e ci riprovo".
Ci riprova per mesi, così la rievoca lui, cercando sponde e conforti sempre più autorevoli. Fino a salire sul Colle, un bel pomeriggio di primavera, invitato in qualità di Presidente del Comitato Parlamentare per gli Italiani nel Mondo. Ciampi è stato da poco eletto, ha già rivolto un messaggio ai connazionali all'estero. Lo riceve nel suo studio e compie un atto di cortesia che Tremaglia racconterà agli amici. Il Presidente lascia la scrivania e si mette a sedere accanto a lui, fianco a fianco. L'ex ragazzo di Salò, tonificato dall'incontro, continua a tessere la sua tela. "Ero ottimista anche terrorizzato", confessa a cose fatte. Preoccupato che qualcosa vada storto, che i DS cambino idea, che Forza Italia si sfili..
Venti giorni fa, l'uomo senza pace ha modo di sondare anche D'Alema a Palazzo Chigi, nel suo nuovo ufficio. Rivede poi il premier in Aula e va apposta a stringergli la mano per il suo discorso agli italiani durante la missione in Argentina. Pubbliche relazioni anche quelle.
Un altro nome illustre conforta la lunga marcia verso il voto. Luciano Violante, reduce pure lui da un viaggio in Argentina, gli dice: "Mirko, sono stato nel tuo "regno", mi sono reso conto che quella degli italiani all'estero è una battaglia giusta".
Restano da appurare, a pochi giorni dall'appuntamento in Senato, le intenzioni di Forza Italia. Tremaglia vede Gianni Letta, ospiti entrambi della Conferenza degli Ambasciatori, e si tranquillizza.
Nelle ultime ore, anche il Presidente del Senato Nicola Mancino fa la sua parte: "Ha lavorato di cesello, è stato bravissimo nel decidere la seduta notturna. Li ha fatti cuocere fino a sera tardi.".
Adesso che è andata bene, Tremaglia parla volentieri dell' "intesa" che ha funzionato, del lavoro "unitario", trasversale, di tutti. In contro tendenza con i suoi, dice che "le riforme in Parlamento si possono fare". Basta coltivare i contatti giusti con gli avversari, con tutti gli attori del cambiamento.
Se la gode, "questa giornata meravigliosa", che è anche di molti altri, "ma, insomma, Gianfranco, il fatto è che chiamano me". I colleghi di partito gli stringono la mano. Lui commenta: "Ho visto certe facce di invidia anche dentro AN. Il vecchio rinc. non è poi da buttare come qualcuno pensava". Alle cinque meno un quarto, si gioca le cifre della vittoria all'Enalotto, mandando in fretta e furia le segretarie di Bergamo a comprare quarantamila lire di schedine. Tutto inutile, poi si saprà. Ma non importa. "Oggi il Mirko è un uomo felice", dice.
 
* * *

Questo è il finale di una mia storia che, come si sa, finisce il 18 ottobre 2000

 
Vi è stato, purtroppo, il 2000. Mentre mi battevo nel Parlamento per raggiungere finalmente il risultato definitivo, quello della approvazione degli artt. 56 e 57 della Costituzione, che si riferisce al numero dei deputati e dei senatori eletti dai nostri connazionali il destino, veramente tragico, mi ha pugnalato, lasciandomi disperato e straziato.
 
Il giorno prima di Pasqua moriva mio figlio Marzio, l'unico insostituibile consigliere della mia vita, lasciandomi questo pensiero testamentario: "Credo nei valori del radicamento, della identità e della libertà; nei valori che nascono dalla tutela, della dignità personale. Penso che l'apertura al sacro e al bello non siano solo problemi individuali. Credo in una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell'onore, nel rispetto fondamentale verso se stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico, e nella certezza che esistono beni superiori alla vita e alla libertà per i quali a volte è giusto sacrificare vita e libertà".
La Camera dei Deputati gli ha reso un commovente omaggio: tutti, senza distinzione, i deputati si sono alzati in piedi e lo hanno applaudito, cercando di calmare il mio cuore e asciugare le mie lacrime. Allora, Marzio mi ha ordinato, dal Cielo, di continuare anche per lui; il 18 ottobre 2000, con il cuore pieno di dolore, abbiamo vinto. Alla Camera, con 406 voti, è stata approvata in via definitiva la Legge Costituzionale di riforma degli artt. 56 e 57 della Costituzione. Quel giorno ho tolto dal mio vocabolario le parole "gioia" e "felicità", e ho dedicato tutta la mia battaglia per gli italiani all'estero a Marzio, che è stato il faro della mia vita.
Sono riuscito a parlare per otto minuti per dichiarazione di voto, ma al nono mi è giunta una voce da molto lontano, era la voce di Marzio che mi diceva: "Bravo papà". Così, in Aula a Montecitorio, è apparsa la mia commozione e la mia crisi.
Violante ha preso il microfono, ha capito tutto e ha detto: "Onorevole Tremaglia, le siamo tutti molto vicini". Io dico, grazie Presidente.
E adesso facciamo votare subito per le politiche questi nostri cari italiani all'estero. Il mio è anche un atto d'amore per loro, in questo particolare momento. L'Altra Italia è entrata con grande forza nel Sistema Italia.
 
Carissimi miei connazionali, io ho fatto il mio dovere nel culto della Patria e sono riuscito a vincere, sotto la guida di Marzio e per merito vostro. Vi ringrazio dal profondo del cuore e vi abbraccio.


Nel cinquantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle.

Qui a seguito riportiamo l'intervento dell'On. Tremaglia, relativo a Marcinelle, durante la seduta alla Camera dei Deputati dello scorso 2 agosto 2006

PRESIDENTE. Il prossimo martedì 8 agosto, nel cinquantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, ricorrerà la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Non essendo previsto che la Camera tenga seduta in quella data, invito l'Assemblea ad unirsi, oggi, nel ricordo di ciò che Marcinelle ha rappresentato e rappresenta per la comunità nazionale: una tragedia di dimensioni enormi, che ha accomunato generazioni di italiani nel dramma di un lavoro senza garanzie, senza sicurezze e, spesso, a cui veniva negata la dignità.
Eventi recenti, anch'essi drammatici seppure incomparabili con quella tragedia collettiva, ci hanno purtroppo dato la misura di quanto vi sia ancora da operare per debellare la piaga intollerabile dei morti sul lavoro. La ricorrenza dell'8 agosto, dunque, oltre che un doveroso tributo nei riguardi delle tante, dolorose storie del lavoro italiano nel mondo, richiama con forza l'istituzione parlamentare a mettere in atto la misura in grado di garantire pienamente la sicurezza sul lavoro e a preservare il valore del lavoro come principio fondante della Repubblica, punto di riferimento inderogabile delle politiche del paese.
Invito tutti ad osservare un minuto di silenzio (Il Presidente si leva in piedi e, con lui l'intera Assemblea ed i membri del Governo - L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Generali applausi).
Ha chiesto di parlare il deputato Tremaglia. Ne ha facoltà.

MIRKO  TREMAGLIA. Signor Presidente, vorrei esprimere il mio ringraziamento per la commemorazione che è stata fatta in questo momento dei Caduti di Marcinelle. Desidero ricordare con orgoglio la direttiva del 1. dicembre 2001 (di cui chiedo che venga autorizzata la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna), voluta dal ministro per gli italiani del mondo di allora - che ero io, non altri - e decretata dal Presidente del Consiglio, nel cui ambito è contemplata l'indizione della «Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel Mondo», da svolgersi annualmente il giorno 8 agosto, ricorrenza della sciagura mineraria verificatasi nel 1956 a Marcinelle (Belgio), dove perirono centotrentasei lavoratori italiani. Credo che questo voglia significare un grande impegno per tutti quanti, al di sopra delle parti e dei partiti, che ci commuove ancora.
Saremo puntuali a Marcinelle l'8 di agosto per il cinquantesimo anniversario. Voglio ringraziare in particolare gli italiani all'estero che sono stati eletti e che oggi hanno preso una posizione piena di fierezza per ricordare questa data che qualcuno aveva completamente dimenticato.
Ricordo a questa Assemblea, ancora una volta, i Caduti di Marcinelle ed i Caduti italiani in tutto il Mondo. Io ho voluto questa giornata in considerazione della rilevanza sociale della riscoperta dei valori storici e culturali che hanno accompagnato il processo di emigrazione di massa dall'Italia, in particolare per il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro e del sacrificio dei connazionali emigrati. Questa commemorazione significa certamente qualcosa di più: che l'8 di agosto ci si ricorda di quello che è stato fatto in modo perverso in tutte le parti del mondo contro la nostra gente, che ha reagito con grande fierezza e ha ottenuto il consenso, le benemerenze ed il plauso di tutti quanti. Per questo, ancora una volta, dico grazie agli Italiani nel mondo, che sempre hanno mantenuto un grande amore per la Patria italiana (Generali applausi)!

PRESIDENTE. Avverto che i restanti punti all'ordine del giorno sono rinviati ad altra seduta.
Come stabilito in precedenza, passeremo ora allo svolgimento delle interpellanze urgenti.
Sospendo brevemente la seduta.

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TESTO DELLA DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DEL 1o DICEMBRE 2001 RICHIAMATA NELL'INTERVENTO DEL DEPUTATO MIRKO TREMAGLIA SUL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA DI MARCINELLE

DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
1o dicembre 2001.

Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel Mondo.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto l'art. 5, comma 2, lettera e) della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Considerata la rilevanza sociale della riscoperta dei valori storici e culturali che hanno accompagnato il processo di emigrazione di massa dall'Italia, in particolare per il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro e del sacrificio dei connazionali emigrati;
Considerata l'opportunità di favorire il perseguimento di tali obiettivi anche mediante l'indizione della «Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel Mondo», da svolgersi annualmente il giorno 8 agosto, ricorrenza della sciagura mineraria verificatasi nel 1956 a Marcinelle (Belgio), dove perirono 136 lavoratori italiani;
Ritenuta, a tal fine, la necessità di rivolgere a tutte le amministrazioni dello Stato una direttiva volta a promuovere, nei settori di rispettiva competenza, le diverse iniziative, quale momento unitario di informazione e di riflessione sui vari aspetti del tema;
Sulla proposta del Ministro per gli italiani nel mondo;
Sentito il Consiglio dei Ministri nella riunione del 29 novembre 2001:

emana

la seguente direttiva:

Art. 1.

1. La giornata dell'8 agosto di ogni anno è designata «Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel Mondo». In tale data, le amministrazioni pubbliche assumono e sostengono, nell'ambito delle rispettive competenze, iniziative volte a celebrare il ricordo del sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo, al fine di favorire l'informazione e la valorizzazione del contributo sociale, culturale ed economico recato con il proprio impegno dai lavoratori italiani operanti all'estero.
2. Tali iniziative potranno essere avviate anche precedentemente all'8 agosto.

La presente direttiva, previa registrazione da parte della Corte dei conti, sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 1o dicembre 2001

Il Presidente
del Consiglio dei Ministri

BERLUSCONI

Il Ministro
per gli italiani nel Mondo

TREMAGLIA