PUBBLICAZIONI
GIOVANNI SALUCCI NELLE DESCRIZIONI DI UN AMICO
Introduzione del Dott.
Umberto Vattani, già Ambasciatore d'Italia in Germania
- Fra le tante manifestazioni alle quali sono intervenuto in tutte le
regioni della Germania durante i quattro anni di permanenza a Bonn, conservo
un ricordo particolarmente vivo della mostra che la Città di Stoccarda
ha dedicato nel maggio 1995, in occasione del 150º anniversario della
sua morte, ad un architetto italiano, Giovanni Salucci, non molto noto
in Italia, ma certamente di grande valore per l'impronta che la sua opera
ha dato nel secolo scorso all'aspetto urbanistico di Stoccarda e di altre
città del Baden-Württemberg.
-
- Alla cerimonia di apertura mi avevano colpito le parole del Segretario
di Stato, Werner Baumhauer: "Grazie alle realizzazioni neoclassiche
di Salucci, Stoccarda può stare alla pari della Berlino di Karl
Friedrich von Schinkels e della Monaco di Leo von Klenze". Un riconoscimento
ufficiale ben meritato, perchè il nome e le opere dell'architetto
toscano appartengono alla storia della Città e del Land.
- La vicenda di Salucci, che fu al servizio di Re Guglielmo Iº a
Stoccarda dal 1817 al 1839, è uno dei tanti esempi che testimoniano
un fenomeno unico nella storia del vecchio continente: la costante presenza
di architetti e costruttori italiani negli altri Paesi europei.
- Soprattutto la Germania è stata in ogni epoca una delle mete
preferite dai nostri artisti, che hanno raggiunto posizioni di prestigio
nelle città, dove principi illuminati e rappresentanti di una ricca
borghesia, aperta alle influenze esterne, guardavano ai modelli italiani
per abbellire le loro residenze.
- L'emigrazione di artisti italiani all'interno dell'Europa, che diventò
quasi sistematica dopo la grande stagione del Rinascimento, è qualcosa
che non ha precedenti, se non in epoca romana. I Romani furono i primi
ad inviare nelle province dell'Impero architetti e costruttori. Basti pensare
alle loro opere più monumentali giunte fino ai giorni nostri, come
la Porta Nigra a Treviri, l'Anfiteatro a Nimes, la Colonna di Nerone a
Magonza, i numerosi ponti ed acquedotti che i turisti possono ammirare
lungo le strade europee.
- Le cronache narrano che il Salucci, convinto sostenitore di Napoleone
e dell'effimera Repubblica Italiana fondata nel 1802 dalle sue armate,
dovette fuggire dal Granducato di Toscana dopo il Congresso di Vienna e
l'avvento della Restaurazione, giungendo nel 1817 a Stoccarda attraverso
la Svizzera.
- Molti altri, nei secoli precedenti, avevano fatto lo stesso cammino
attraverso le Alpi ed altri lo percorsero successivamente, seguendo una
tradizione che arriva fino ai giorni nostri. Di questi noi conosciamo i
più famosi, quelli che troviamo sui libri di storia dell'arte, come
Bartolomeo Francesco Rastrelli (1700-1771), che fu al servizio di Pietro
il Grande e costruì il Palazzo d'Inverno a Pietroburgo; il suo originale
stile barocco fece scuola nella Russia zarista. Altri architetti italiani
di primo piano, come Giacomo Quarenghi (1744-1817) e Carlo Rossi (1775-1849),
contribuirono allo sviluppo urbanistico e monumentale della capitale russa.
- Oppure Andrea Palladio (1508-1580) che non si spinse mai all'estero,
ma che con vari scritti teorici contribuì ad una diffusione straordinaria
della sua arte in tutta Europa e poi in America. Interamente palladiana
fu l'architettura in Gran Bretagna nel Seicento e Settecento. Ed anche
in Germania non mancarono imitatori dell'artista vicentino, e ammiratori
fra cui lo stesso Goethe.
- Tanti invece sono stati quasi del tutto dimenticati. Certo, essi non
erano tutti dei capi-scuola, ma dobbiamo riconoscere che molti di loro
hanno sicuramente svolto un ruolo significativo nella diffusione in Europa
e nel mondo di quel gusto per la forma, di quella capacità espressiva
e di quel senso delle proporzioni che gli Italiani hanno dimostrato di
possedere più di ogni altro Popolo.
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- Proprio qui in Germania, oltre al fiorentino Salucci, abbiamo esempi
di altri artisti italiani, oggi quasi ignorati, che hanno dato molto a
questo Paese e di cui restano testimonianze importanti.
- Nel Württemberg merita di essere segnalato il lombardo Leopoldo
Retti (1704-1771), che ideò il Castello, il piano urbanistico di
Ludwigsburg e successivamente realizzò il "Neue Schloß"
a Stoccarda, diventato, con il suo elegante stile barocco, il simbolo della
città. Nella Renania aveva operato in epoca antecedente Alessandro
Pasqualini (1493-1555), che dimostrò nella costruzione della piazzaforte
di Jülich, nei pressi di Colonia, con la tipica forma cinquecentesca
a stella, la preminenza del genio italiano anche nel campo dell'architettura
militare.
- Fra gli architetti italiani che a Dresda furono al servizio di due
grandi mecenati, Augusto IIº e Augusto IIº, elettori di Sassonia
e Re di Polonia, e che costruirono alcuni degli edifici eleganti e rappresentativi
allineati lungo la riva del fiume, secondo l'esempio del Canal Grande a
Venezia, si potrebbe citare il romano Gaetano Chiavari (1689-1770) che
costruì la "Hofkirche".Ma forse esempio ancora più
significativo è la storia della famiglia aretina di architetti e
scenografi Galli da Bibiena, a partire dai fratelli Ferdinando Maria (1657-1743),
Francesco (1659-1739) e dei figli del primo, Alessandro (1687-1769) e Giuseppe
(1696-1756), che soggiornarono quasi sempre in Germania e furono gli ideatori
dei teatri di corte di Mannheim, Braunschweig e Bayreuth. Le citazioni
potrebbero continuare andando a Monaco, dove innumerevoli sono gli edifici
costruiti da architetti italiani, di cui oggi pochi ricordano il nome.
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- Appare pertanto encomiabile l'iniziativa di Bruno Zoratto, che ha pensato
di pubblicare una moderna edizione in italiano e tedesco del libro di memorie
"Vita ed Opere di Giovanni Salucci fiorentino", scritto dall'amico
Giuseppe Ponsi.
- È molto significativo che un italiano che vive da molti anni
in Germania, giornalista noto per il suo impegno sociale e politico sui
problemi migratori, sia andato alla scoperta di un personaggio come l'architetto
toscano Salucci, al fine di valorizzarne l'apporto dato alla città
di Stoccarda e al Baden-Württemberg, cioè uno dei Land dove
oggi vive una delle più numerose collettività italiane nel
mondo.
- A Zoratto dobbiamo un'altra iniziativa, che ha consentito di far luce
sul già ricordato Leopoldo Retti, anch'egli attivo nel secolo scorso
nella stessa regione, che ha indotto recentemente il Comune di Stoccarda
a dedicargli una strada cittadina.
- Ricercare l'origine della presenza italiana nel Baden-Württemberg
e riscoprire le tracce lasciate nel campo dell'arte dai primi connazionali
che, sia pure con motivazioni diverse, si trasferirono qui, costituisce
un fatto positivo, che contribuisce a sottolineare il ruolo svolto dalla
nostra collettività in Germania e l'apprezzamento di cui essa gode
nella società locale.
- Questa riflessione sulla continuità della nostra presenza in
Germania, che parte da molto lontano ed anticipa i flussi migratori del
secondo Dopoguerra, dovrebbe spingerci a proseguire sulla strada indicata
da Zoratto: con manifestazioni, pubblicazioni ed altre iniziative richiamare
l'attenzione delle Autorità locali e degli stessi italiani qui residenti
su nostri architetti, costruttori, scultori, pittori ed artigiani, che
in passato hanno fatto molto per questo Paese, non solo sul piano artistico,
ma anche civile.
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- Questa tradizione di operosità artistica italiana in Germania
continua nei nostri giorni e si rinnova proprio nella nuova capitale tedesca:
qui la nostra comunità è andata negli ultimi anni aumentando
con l'arrivo di numerosi imprenditori dall'Italia, attirati dall'imponente
sviluppo edilizio. Non solo costruttori e maestranze, ma anche famosi architetti,
come Renzo Piano, Aldo Rossi e Giorgio Grassi, hanno vinto importanti gare
internazionali per piazze e musei di Berlino e lavorano alla sistemazione
urbanistica del centro della città.
- La loro attività costituisce un successo di immagine per tutta
la collettività italiana che, per parte sua, è sempre stata
un importante veicolo per la diffusione della cultura italiana e per l'affermazione
dei nostri operatori economici, sia a Berlino che altrove.
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- Amb. Umberto Vattani
PREFAZIONE del Dr.
Wolfgang Schuster, Borgomastro della Città di Stoccarda, capoluogo
del Land Baden-Württemberg
- Non è un caso che numerosi turisti tedeschi si sentano attratti
a ritornare nelle città italiane, dove possono incontrare eloquenti
testimonianze di arte architettonica e cultura urbanistica.
- Grazie ad armonici complessi di edifici e piazze vengono create le
premesse per animati centri cittadini, pulsanti di vita, ciò che
rappresenta il sogno di molte città tedesche.
- Percorrendo le strade di Stoccarda si possono ammirare ancora in più
parti superbi edifici creati dall'architetto di corte fiorentino, Giovanni
Salucci, che prestò i suoi servizi sotto il Re del Württemberg
Guglielmo Iº.
- Sarebbe stata una perdita irreparabile, se tali monumenti d'arte architettonica
fossero andati distrutti in seguito ad eventi bellici o ai radicali riordinamenti
urbanistici che ebbero luogo negli anni cinquanta e sessanta. Tra l'altro,
è un vero peccato per Stoccarda che molti dei suoi progetti non
si siano potuti realizzare.
- Sono lieto che siano stati pubblicati ora, con questo opuscolo, le
memorie della vita e dell'opera di Giovanni Salucci, tramandateci dall'architetto
fiorentino Giuseppe Ponsi, amico di Salucci. Tale breve biografia potrà
contribuire a mantenere vivo il ricordo del "Primo Architetto del
Re del Württemberg", dopo che nel 1995, in occasione del 150º
anniversario della morte di Giovanni Salucci, era stata tenuta l'ultima
esposizione delle sue opere nel Wilhelmspalais, una delle sue creazioni.
- Dr. Wolfgang Schuster
Sul Tema
- Salucci, chi era costui?
- Anche tra le persone colte il nome di Giovanni Salucci non è
poi così conosciuto, specialmente in Italia, dove il nostro si limitò,
da un punto di vista artistico, a una normale attività di architetto
militare. Non c'è da stupirci quindi che il nome di questo artista
dell'Ottocento sia più noto in Germania e più precisamente
nel Württemberg, dove Salucci avrebbe svolto la sua attività
artistica descritta appunto in un curioso resoconto curato da Giuseppe
Ponsi, amico dell'artista.
- Queste memorie curate da Ponsi vengono regolarmente citate da chi intende
approfondire l'obiettiva conoscenza di questo "burbero Toscanaccio".
Memorie pressochè introvabili ma nel contempo interessanti perchè
descrivono la personalità di qualcuno che l'autore ha conosciuto
da vicino. Stampate a Firenze nel lontano 5 agosto 1850, pubblicate il
12 dello stesso mese (cinque anni dopo la morte di Giovanni Salucci), in
sole 152 copie, come l'autore ebbe ad annotare nella copia da lui corretta
che sottoponiamo ai lettori con questa esclusiva pubblicazione bilingue.
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- Che Stoccarda ricordi ancora oggi questo grande architetto italiano
è fuori discussione. Non è stato un caso che all'inaugurazione
del 16 maggio 95 nella Max-Bense-Saal della Biblioteca Comunale di Stoccarda,
alla presenza del Borgomastro Dr. Wolfgang Schuster e dell'Intendente di
Finanza Prof. Dr. Dieter Hauffe, il Segretario di Stato Werner Baumhauer
abbia iniziato il suo intervento leggendo il testo della lettera di un
nostro connazionale (uno dei tanti) che si complimentava con la Città
e con il Land per la lodevole iniziativa.
- Un anno fa, nel maggio del 1995, in occasione del 150. anniversario
della sua morte (1769-1845) sono usciti due stupendi volumi dedicati alle
opere del maestro, il primo dei quali dal titolo: "Giovanni Salucci,
Hofbaumeister König Wilhelms von Württemberg/1817-1839".
Questo tomo, ricchissimo di illustrazioni, è stato pubblicato sotto
l'egida della Oberfinanzdirektion Stuttgart e dal Kulturamt della metropoli
sveva, amministrata da Manfred Rommel, figlio del grande Feldmaresciallo.
All'opera, come pure ai discorsi commemorativi, hanno dato il loro insostituibile
contributo personaggi del mondo accademico come Otto Heinrich Elias, Annette
Köger, Gernot Närger, Wolfgang Wiese, Rainer Herzog, Klaus Merten,
Klaus Jan Philipp, Michael Wenger, Hans Lange, Paul Sauer, Regina Stephan,
Gabriele Hoffmann.
- Il secondo, intitolato "Ein König und sein Baumeister - Wilhelm
I. von Württemberg und Giovanni Salucci" edito dalla Jost-Jetter
Verlag di Heimsheim, contiene una ricca raccolta di splendide foto realizzate
da Rotrand Harling con una introduzione di Carl Herzog von Württemberg
e una presentazione del Prof. Dr. Karl Dietrich Adam. I testi sono stati
curati dal Dr. Helmut Gerber e dalla profonda conoscitrice dell'architettura
italiana Dr. Karin Moser von Filseck. A tutti costoro non possiamo che
essere grati.
- Questi volumi e le conferenze sul tema hanno a loro volta accompagnato
la grande mostra dedicata a Salucci che ha avuto luogo nel palazzo più
noto da lui costruito a Stoccarda: il "Wilhelmspalais".
- Questa grande mostra era stata preceduta nel 1965 da una più
modesta, sempre dedicata a Salucci, in occasione dell'inaugurazione della
Biblioteca Municipale all'interno del Wilhelmspalais. Trent'anni dopo si
sono fatte le cose in grande, ma, dato che naturalmente gli Stati di oggi
non sono più quelli di un tempo, si è dovuto chiedere l'aiuto
della Landesgirokasse, senza il quale non sarebbe stata possibile la stesura
del catalogo! Sorvolando su questo fatto, si può affermare che la
mostra ha avuto il meritato successo ed è stata visitata da personaggi
di spicco della comunità italiana in Germania, fra cui l'Ambasciatore
d'Italia a Bonn, oltre ad una massiccia presenza tedesca.
- Il tutto dimostra la riconoscenza di Stoccarda, capoluogo svevo, verso
Salucci, che abbellì in particolare questa città con monumenti
come il già citato Wilhelmspalais, la vecchia Staatsgalerie, la
casa di campagna Rosenstein, il Königsbau, la Villa Berg, il Wilhelma,
la Rotenbergkapelle (cappella funeraria sul Rotenberg) e la cappella Benckendorf
nel cimitero di Heslach, oltre al castello di Friedrichshafen, residenza
estiva dei sovrani del Württemberg e il villino di Weil, residenza
di campagna "in stile italiano" annesso alle scuderie di Weil,
presso Esslingen.
- Un'altro suo capolavoro, la stalla reale nella Neckarstrasse di Stoccarda
è stata invece definitivamente demolita nel dopoguerra, cosa "normale"
ovunque in quest'epoca di degenerazione artistica ed urbanistica, ma tipica
di questa Repubblica Federale alla ricerca del nuovo e del moderno che
non le confà. Non a caso Roberto Giardina scrive nel suo libro "Guida
per amare i tedeschi", alla pagina 304:
- "Le città tedesche sono state rase al suolo dalla guerra.
Quello che è restato l'hanno distrutto architetti e urbanisti. Condotti
a occhi chiusi nel centro di una città tedesca, non riuscireste
a capire dove siete, a meno di controllare le targhe delle auto"
- "Il sistema è questo: si buttano giù i vecchi palazzi,
nessuna opera d'arte in sè (la stalla reale ne è un'eccezione,
però - n.d.r.), ma insieme capaci di creare un'atmosfera; si alzano
costruzioni postmoderne con grandi arcate in cristallo; si piantano lampioni
vagamente &laqno;fin de siècle», ma con &laqno;lifting»
da computer, assolutamente uguali a Lubecca o a Magonza; si disseminano
enormi vasi di fiori" " Al centro si piazza un grande magazzino
che si preoccuperà di non deludere la popolazione scegliendo un
facciata tipo bunker da &laqno;guerra dei mondi»"
- Una descrizione impietosa, ma veritiera: se continua così, presto
non vi saranno in questa repubblica case anteriori al 1945!
- Ecco perchè anche chi non si interessa eccessivamente di Storia
dell'Arte non può non apprezzare il tentativo di rivalutare architetti
veri, come appunto Giovanni Salucci. Un architetto che ha abbellito la
Germania e non l'ha abbruttita, come invece è fin troppo spesso
accaduto in questo dopoguerra. La stazione di Monaco di Baviera ne è
un esempio tangibile.
- Che dal 1945 non si sappia più costruire è un fenomeno
tuttavia non solo tedesco: basti pensare alle "opere" patrocinate
dai moderni "mecenati" francesi, come la biblioteca-raffineria
del Pompidou o la piramide di vetro del Mitterand. Tutti obbrobri che offendono
Parigi e dimostrano quanto quella splendida città sia decaduta e
solo i vecchi palazzi - che i francesi conservano - ricordano al turista
la magnificenza del passato.
- È buffo pensare con quanta veemenza vengano oggi criticati gli
edifici eretti dal nazionalsocialismo in Germania e dal fascismo in Italia
come pure - anche se con più educazione - quelli edificati dal comunismo
all'Est. Edifici classicheggianti, in fin dei conti non molto diversi da
quelli - bellissimi - costruiti negli USA al tempo di Roosevelt e ancora
prima. Tutti immensamente belli, se confrontati alle schifezze attuali
che deturpano le nostre città. Se Salucci fosse vissuto nella nostra
epoca non avrebbe avuto l'onore di una mostra, ma sarebbe stato senz'altro
epurato. Il suo stile classicheggiante sarebbe stato criticato all'infinito
e sarebbe stato senz'altro definito "di regime". Esso infatti
è troppo diverso da quello attuale: in effetti, dove sono le abbondanti
colate di cemento armato, le enormi vetrate, le impalcature di metallo?
Cose adatte al massimo a Manhattan. Salucci ci propone colonne - ma scherziamo?
Le colonne sono notoriamente "sospette". E più sospetta
ancora fu la sua attività politica di cui occorre parlarne in modo
prolisso.
-
- Il 9 novembre 1799 Napoleone afferrò il potere in Francia rovesciando
la democrazia borghese del Direttorio che, a sua volta, aveva posto fine
alla dittatura rossa di Robespierre.
- Ora, che Napoleone non fu e non volle essere la prosecuzione della
Rivoluzione del 1789, è più che appurato. A Caulaincourt,
suo diplomatico e militare, lui stesso disse: "Ho dimostrato di voler
chiudere le porte alle rivoluzioni. I sovrani mi sono obbligati perchè
ho fermato il torrente rivoluzionario che minacciava i loro troni".
Insomma, sebbene vi sia ancora chi insiste, incorreggibile, con la leggenda
del Napoleone rivoluzionario, la teoria è assurda come quella che
vorrebbe Hitler prosecutore della Rivoluzione del 1918. Se invece esaltiamo
Napoleone come difensore dell'Europa contro Anglo-Sassoni e Russi, allora
sarebbe difficile non fare lo stesso con Hitler. Ne risulta che i due sono
molto simili, nel bene e nel male, e se il male del secondo è maggiore
di quello del primo, il motivo è da ricercarsi soltanto nella "civiltà"
che ha contrassegnato questo secolo.
- Ciò nonostante le critiche oggi rivolte ad Hitler sono applicabili
anche a Napoleone, anche se in Francia non si può dire: dopo l'estremo
tentativo britannico di giungere ad un accordo con Parigi (ad Amiens, nel
marzo del 1802) si giunse all'ultimatum di Londra: o sgombero dell'Olanda,
o guerra. Napoleone ignorò l'ultimatum, la Gran Bretagna dichiarò
la guerra e l'uomo forte di Parigi condusse una sanguinosa conflagrazione
mondiale dal maggio del 1803 all'aprile del 1814. Una guerra che, anche
a causa dei suoi enormi sbagli, terminò con la sua totale sconfitta
militare.
- Nella Storia il suo regime rimane come il primo moderno Stato di polizia:
la libertà di stampa fu annientata, gli oppositori vennero spediti
nell'inferno della Caienna o nei campi di concentramento interni, la schiavitù
(abolita dalla Rivoluzione) fu reintrodotta. Gli Stati europei furono trasformati
in colonie e innumerevoli furono, ovunque, i partigiani soppressi. Infine,
il Papa fu arrestato e contro gli Ebrei - che Napoleone definiva una "massa
di sangue marcio" - fu firmato il cosiddetto "decreto infame"
del 1808. Come Hitler, poi, Napoleone sfuggì ad innumerevoli attentati
andati a vuoto.
-
- Cosa c'entra tutto questo con Salucci? C'entra, eccome!
- Salucci fu un fanatico sostenitore dell'Empereur: il 29 agosto 1789
l'artista italiano era entrato a far parte dall'Armata francese e più
esattamente nel corpo dei Genieri. Si può dire che allora a Parigi
vi era ancora il Direttorio e poi lui, Salucci, nel pieno della tradizione
italiana (si pensi a Dante Alighieri o a Casanova) aveva avuto delle "grane"
con le autorità nazionali, tanto che il 7 novembre di quell'anno
sarebbe stato addirittura condannato a morte in contumacia per cospirazione
dalla magistratura del Granducato di Toscana!
- Tuttavia Salucci rimase sempre un convinto "sciovinista"
(che nel senso originale della parola significa sostenitore di Napoleone)
e nel 1802 aderì alla Repubblica Italiana (trasformata tre anni
dopo in Regno d'Italia), lo Stato italiano filo-napoleonico che si opponeva
alle monarchie italiane filo-inglesi (Savoia, Borboni). Insomma, una vera
"R.S.I." &laqno;ante litteram», anche se sorto senza la
giustificazione di lavare il tradimento come ebbe la R.S.I. nel 1943. Ad
aggravare ulteriormente la posizione di Salucci sta il fatto che nel 1815,
durante i "Cento Giorni", l'architetto si schierò ancora
una volta a fianco di Napoleone contro gli Alleati e a Waterloo venne fatto
prigioniero dai Britannici.
- Ebbene, questa democraticissima Repubblica Federale non ha avuto vergogna
a celebrare un uomo simile, un sostenitore accanito del mostro antisemita
che coinvolse nelle guerre l'Europa ed il mondo intero da Haiti a Kyushu
a Giava! C'è da rimanere allibiti! Ci saremmo attesi proteste da
tutto il mondo civile! Eppure con il pittore Mario Sironi, bieco fascista
che aveva aderito al regime di Mussolini, il sindaco di Darmstadt ha saputo
dir di no. Niente mostra. Niente onori per gli amici dei tiranni!
- Anzi, bisognerebbe essere più coerenti e distruggere senza pietà
tutte le opere costruite dagli artisti nazifascisti, poi tutte quelle costruite
dagli artisti bonapartisti e, sempre avanti di questo passo, andare indietro
nella Storia e distruggere i resti della Domus Aurea di Nerone e poi ciò
che resta delle costruzioni fatte erigere da Assurbanipal, il re assiro
così dispotico e guerrafondaio. Soltanto così la democrazia
trionferà!
- Ma sarebbe proprio più bella una Parigi senza l'Arco di Trionfo
di Napoleone e soltanto con quello nuovo di Mitterand, che pare un ridicolo
sgabello? Forse no. E allora dimentichiamo tutto ciò che abbiamo
scritto finora e facciamo fare a Rommel (e malgrado il suo nome "sospetto"!)
la mostra di Salucci. Ma dedichiamo anche una mostra a Sironi, la cui adesione
al fascismo mussoliniano fu condivisa da milioni e milioni di Italiani!
Se sbagliò, non fu di certo un'eccezione!
- Lo stesso si può dire di Salucci, questo litigioso "Toscanaccio":
Che avesse un carattere difficile lo dimostrano soprattutto gli anni dopo
i "Cento Giorni", gli anni della sua attività artistica.
Come dopo la Conferenza di Potsdam del 1945 il mondo non vide il trionfo
del liberalismo, ma dello stalinismo all'Est e del maccartismo all'Ovest,
dopo il Congresso di Vienna si diffusero idee conservatrici dalla Russia
agli USA (anche questi ultimi infatti approvarono i principi della Santa
Alleanza). Tuttavia ci sembra che all'epoca ci fosse più tolleranza
verso gli sconfitti, visto che il re del Württemberg accolse Salucci
alla sua corte. Del resto il Württemberg si era anch'esso compromesso
con l'&laqno;Anticristo» e non poteva vantare una grande verginità:
nel 1805 Girolamo Bonaparte, fratello dell'Empereur, aveva sposato Caterina
del Württemberg (1783-1835) e lo Staterello tedesco era rimasto alleato
della Francia dal tempo della 3. Coalizione a quello della battaglia di
Lipsia fino al voltafaccia del tardo 1813, quando, badoglianamente, aveva
cambiato fronte.
- Guglielmo I, re del Württemberg dal novembre del 1816, chiamò
Salucci al suo servizio e quest'ultimo, dalla Svizzera, giunse a Stoccarda
ai primi di agosto del 1817. Sarebbe rimasto al servizio del re fino al
novembre del 1839. Furono gli anni delle opere. Anni resi difficili dal
suo carattere non docile: orgoglioso delle proprie capacità guardava
dall'alto in basso i dignitari di corte e questi ultimi, ovviamente, lo
presero in antipatia. Forse anche gli anni di vita militare lo avevano
reso inadatto alla vita civile. E poi siamo sempre lì: era in un
Paese straniero e le difficoltà di comprensione (Salucci non parlava
il tedesco) e le differenze di mentalità giuocarono di certo un
ruolo non trascurabile. Così anche i rapporti con i suoi colleghi
e collaboratori si guastarono. Il coronamento dell'&laqno;opera»
furono i suoi debiti che costrinsero il sovrano ad aumentargli l'appannaggio
per evitare il disonore di un processo al suo architetto.
- Quando nell'ottobre del 1839 fu scoperta la muffa nella casa di campagna
Rosenstein, da lui costruita, ci si rese conto che il maestro italiano
aveva commesso grossi sbagli nella costruzione dell'edificio, non tenendo
conto del fatto che in Svevia piove più spesso che in Toscana! Possiamo
immaginare i commenti dei Tedeschi su questo Italiano pasticcione e pure
arrogante!
- Il risultato fu che il povero Salucci se ne sarebbe tornato nel 1840
in Italia, più precisamente nel Granducato di Toscana, e qui sarebbe
morto - povero - cinque anni dopo.
-
- Questo libro, stampato in appena 152 copie, parla della vita travagliata
di questo artista e non vogliamo andare oltre con l'introduzione per non
ripetere ciò che c'è già scritto in esso. È
certo che di Salucci resta un busto marmoreo non ancora ben identificato
(che si trova probabilmente a Firenze) e le opere che hanno abbellito il
Württemberg. Anche quelle realizzate soltanto "sulla carta",
al livello di progetti, svolgono un ruolo importante poiché in quel
periodo, in Germania, si scontravano il gusto gotico ed il gusto classico.
- Ricordiamo così, Salucci, ammirando le sue opere, costruite
e no, ed apprezzando la ricerca di perfezione che sempre le pervase, perfezionismo
(almeno estetico, se non proprio tecnico!) che contribuì a renderlo
ancora più antipatico a molti suoi contemporanei!
-
- BRUNO ZORATTO
- MARCO PICONE CHIODO
Giovanni Salucci nelle
descrizioni di un amico
Memorie della vita e delle opere di Giovanni Salucci
Fiorentino, scritte da Giuseppe Ponsi
Per leggere la vita di Salucci (in tedesco) cliccare
qui.
- richiedere il libro (stampato originale
dell'epoca, per cui non possiamo riprenderne qui il testo) a:
Edizioni Oltreconfine
- Postfach 105561
- D-70007 Stuttgart
-
- Salucci comunicava in francese con
Guglielmo Iº del Württemberg
- Sire,
- il progetto di erigere un servizio di utilità
pubblica e privata al posto degli antichi edifici conosciuti sotto il nome
di "Zeughaus" avendo deciso tre dei proprietari che prendono
parte a quell'impresa di consultarmi sulle disposizioni più convenienti
da adottare per ottenere il doppio scopo di questa costruzione;
- io ne ho abbozzato il piano che essi desiderano
possa ottenere l'approvazione di Vostra Maestà.
- Rispondendo alla fiducia di questi onorevoli
cittadini e soprattutto infinitamente lusingato d'ottenere il suffragio
di Vostra Maestà, io L'ho supplicata di concedermi la grazia di
sottoporVi e di spiegarVi la mia composizione.
- Ho l'onore di essere con il più profondo
rispetto, Sire, il più umile, il più ubbidiente e sottomesso
servitore di Vostra Maestà.
- Salucci
-
- Stoccarda, 21 giugno 1834
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