QUI GERMANIA

Auf Wiedersehen, Corriere!

Dopo la chiusura nel dicembre scorso della trasmissione in lingua italiana della Radio Bavarese, è ora la volta di un altro pezzo di informazione italiana in Germania: a partire dal prossimo primo gennaio, il "Corriere d'Italia", che da oltre un cinquantennio forma ed informa la nostra comunità, cesserà di esistere nella sua attuale forma. Il settimanale edito dalla delegazione delle Missioni Cattoliche italiane in Germania, diventerà un mensile bilingue di 34 pagine. La redazione è stata ridotta. Un duro colpo per l'informazione italiana in questo Paese, molto debole e tanto trascurata.
 
Rilancio dell'informazione in lingua italiana all'estero. Informazione di ritorno. Tutti slogan che negli ultimi anni sono rimbalzati da una conferenza all'altra da un tavolo ministeriale all'altro. Grandi discorsi, dichiarazioni e promesse solenni. E ora? Ora il Corriere d'Italia, l'unico settimanale di lingua italiana in Germania chiude in un silenzio pressoché totale. Certo parlare di chiusura è impreciso perché in verità il Corriere si trasformerà in un mensile, ma nella sostanza poco cambia. L'informazione in lingua italiana che doveva essere rilanciata, si rattrappisce, diventa ancora più marginale.
Il Corriere d'Italia è stato per oltre 50 anni lo specchio dell'emigrazione italiana in Germania. Generazioni di giornalisti si sono succedute nella redazione di Francoforte. Il settimanale ha ospitato dibattiti, ha riferito puntualmente sugli eventi che hanno forgiato la comunità italiana. Si è battuto per la difesa della lingua e della cultura italiana in Germania. Ha aperto fori di discussione sulla formazione scolastica e professionale sui diritti dei cittadini europei, sull'importanza del voto per gli italiani all'estero e dell'informazione.
Ora in Germania questa voce si sta spegnendo. Il fatto è gravissimo perché, chiudendo il Corriere, non ci sarà alcun altro organo di stampa che informerà settimanalmente gli italiani in Germania. Senza informazione, il voto politico perde di senso, anzi, diventa pericoloso. Per chi lo avesse già dimenticato, alle prossime elezioni politiche per il rinnovo del parlamento italiano, anche i 650 mila italiani residenti in Germania saranno chiamati ad esprimere un'opinione. Ma come si farà a scegliere tra diversi candidati di cui oltre al nome, nulla si conosce?
È il compito di un giornale quello di scrivere sui candidati, prendere posizione sui loro progetti politici e fornire una lettura critica dei loro programmi. Le elezioni sono il cuore della democrazia. Senza l'informazione il cuore non può funzionare. La logica è semplice ma porprio questa semplicità è stata la forza di un sistema politico che ha garantito la pace e la crescita economica per decenni in Europa.
L'informazione per gli italiani che vivono all'estero non è quindi semplicemente uno slogan, ma una garanzia di democrazia. Non solo per gli italiani che vivono all'estero, ma anche per gli italiani in Italia, poiché il voto di chi è all'estero in futuro avrà un peso anche per chi vive in Italia. Come hanno mostrato le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti, a volte è una manciata di voti a decidere i destini di una nazione.
Il Corriere d'Italia ha viaggiato e viaggia sicuramente in acque mosse. La crisi economica che in Germania ha colpito duramente tutta l'editoria, ha lasciato segni profondi anche sul settimanale italiano. Trovare pubblicità per un giornale diventa sempre più difficile e chi di soldi ne ha pochi rinuncia notoriamente all'abbonamento del giornale. Ma in un momento di crisi non si dovrebbe mai dimenticare che ci sono dei beni i cui destini non possono essere lasciati agli umori del mercato.
L'informazione è sicuramente uno di questi. Sarebbe stato necessario che i responsabili a Roma o in Germania se ne accorgessero per tempo e che lavorassero ad un piano di risanamento e di rilancio del settimanale. Sarebbe stata veramente l'occasione per mostrare che l'Italia fa sul serio per quanto riguarda l'informazione per gli italiani all'estero. Nulla però è stato fatto. Incapacità? Inefficienza? Disinteresse? Sarebbe interessante cercare una spiegazione a questo immobilismo. Purtroppo per il Correre d'Italia servirà a poco.
 
Antonio G.

 

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