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CRIPTAGGIO |
CARTA DI SOGGIORNO |
Il Coordinamento Benelux del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo (CTIM), riunitosi a Bruxelles, approfittando della presenza di Claudio Ruggeri (delegato Ctim per la Svizzera), di Adriano Longo (delegato Ctim per la Gran Bretagna), di Agostino Di Matteo (delegato Ctim per il Belgio), di Marco Fiorani (segretario della delegazione Ctim del Lussemburgo), di Francesco Paolo Catania (presidente della federazione Bruxelles-Brabante), di Maria Rosaria Rinelli (rappresentante femminile del Ctim) e di Giampiero Umile (responsabile informatico del Ctim) ha discusso di informazione.
Il coordinatore per il Benelux, Eugenio Preta, a nome dei convenuti, ha richiamato la tematica dell'informazione inviata all'estero dal servizio pubblico radiotelevisivo e si è perciò associato alle critiche rivolte al direttore di Rai International dal coordinatore europeo del Ctim Bruno Zoratto. Scandalizzato dalla risposta inviata tramite stampa dal capostruttura Rai Morrione, che ha utilizzato toni incivili soltanto per sfuggire al dibattito e alle proprie responsabilità, il Coordinamento Ctim denuncia il servizio pubblico radiotelevisivo inviato agli italiani che vivono e lavorano all'estero, sottolineandone la programmazione datata e di parte, l'assenza di approfondimenti culturali e di informazione non suffragata dal confronto che farebbero effettivamente crescere la comunità italiana nel mondo e, soprattutto, denuncia la tanto deprecata pratica del criptaggio, ormai cronica, attuata dalla Rai.
Il Ctim non si dice convinto dalle giustificazioni addotte da Morrione e, come peraltro già fatto dall'esecutivo federale del Ctim riunito a Stoccarda lo scorso aprile, protesta per la mancanza di approfondimento culturale, per l'appiattimento su logiche partitiche, per la reiterata pratica del criptaggio televisivo che non si ferma alla trasmissione degli eventi sportivi, ma si estende anche ai programmi culturali (il Quark pomeridiano ad esempio). Il Ctim denunciando altresì l'indegno programma "Domani è un altro giorno" condotto da Alda D'Eusanio il 22 marzo scorso, chiede una corretta informazione di ritorno attuata da conduttori capaci ed informati; considera importante che gli organi elettivi degli italiani all'estero vengano associati alla scelta della programmazione.
Manifestando tutta la sua solidarietà al coordinatore europeo Zoratto, nella sua civile battaglia per il riconoscimento dei diritti delle comunità italiane nel mondo, il Coordinamento Benelux Ctim, insieme alle delegazioni presenti alla riunione di Bruxelles, ha chiesto ai deputati di Alleanza Nazionale al Parlamento Europeo di interrogare Consiglio e Commissione dell'Unione Europea sul problema dell'informazione inviata dalla Rai all'estero.
Riportiamo di seguito il testo dell'interrogazione presentata dall'On. Cristiana Muscardini sul criptaggio radiotelevisivo operato dalla Rai:
"L'Unione Europea- ai termini dell'art. F, paragrafo 3 del Trattato - rispetta i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali quali principi generali di diritto comunitario.
In riferimento alla tematica della fornitura di servizio pubblico radiotelevisivo, gli Stati membri devono prendere le misure necessarie per proteggere il diritto all'informazione e assicurare l'accesso del cittadino alle trasmissioni di eventi nazionali e internazionali di grande importanza per la società, come i giochi olimpici, la coppa del mondo e i campionati europei di calcio, con misure compatibili col diritto comunitario, al fine di regolamentarne l'esercizio di trasmissione.
Considerando altresì che l'Unione deve tener conto degli aspetti culturali della sua azione in ossequio all'art. 128 paragrafo 4 del Trattato; considerando che il servizio pubblico rientra nel quadro della televisione "ad accesso libero" e che tutte le misure volte a limitare la ricezione e/o sospendere la trasmissione televisiva sono regolamentate dalla direttiva 89/552/CEE, modificata dalla direttiva 97/36/CE, e la sua inosservanza rientra tra le infrazioni al diritto comunitario; chiede all'Esecutivo di verificare se la Rai, servizio pubblico italiano rispetti la direttiva relativa all'esercizio delle attività televisive, 97/36/CE e segnatamente la verifica del rispetto dell'art. 2, paragrafo 1 e 2, dell'art. 2bis paragrafo 1, dell'art. 3bis paragrafo 1, dell'art. 11 paragrafo 1, dell'art. 18, dell'art. 22bis, e chiede inoltre alla Commissione esecutiva di intervenire per mettere fine alla pratica corrente attuata dalla Rai del criptaggio sistematico dei programmi destinati all'estero".
Il regolamento Cee 1612 del 1968 che prevede l'istituzione di una Carta di soggiorno per i cittadini comunitari stabilmente residenti in un altro Paese membro e che serve non come documento di identità ma come vera e propria autorizzazione di soggiorno, ha ormai fatto il suo tempo ed ha bisogno di essere adeguato all'integrazione europea oggi tanto celebrata. E' quanto afferma il coordinamento Benelux del CTIM, il quale ricorda il lento ma inesorabile cammino verso l'Unione che ha portato all'abbattimento delle frontiere, alla creazione del grande mercato interno, al trattato di Maastricht, rivisitato ad Amsterdam. Giudica pertanto anacronistico e fuori del tempo il regolamento del 68 che prevede ancora la carta di soggiorno, ponendo il cittadino comunitario alla stessa stregua dell'emigrato extracomunitario.
Il coordinamento Benelux del CTIM, nel sottolineare che lo stesso linguaggio comunitario ufficiale ha bandito la parola emigrato e parla piuttosto di mobilità dei lavoratori dei Paesi membri, chiede misure tangibili per poter affermare la reale integrazione dei popoli europei e ritiene che l'unione politica, che dovrebbe essere propedeutica quella economica e monetaria che purtroppo oggi è prevalente, dovrebbe contare oggi su piccole ma effettive conquiste civili? Come ad esempio la cancellazione dell'obbligo della Carta di soggiorno.
In proposito la europarlamentare Muscardini (An) ha presentato alla Commissione europea una interrogazione scritta. Eccone il testo.
&laqno;Il regolamento 1612/68 che rende obbligatorio il possesso di una Carta di soggiorno per tutti i cittadini comunitari residenti in un altro Stato membro crea seri ostacoli all'effettiva attuazione della libera circolazione delle persone e mal si concilia con i principi che stanno alla base degli accordi di Schengen, recentemente ratificati anche dall'Italia, specie con l'art. 2 della Convenzione di applicazione quando prevede che le frontiere interne possano essere attraversate senza che si renda necessario alcun controllo.
Può la Commissione riferire come intende conciliare l'obbligo della carta di soggiorno prevista da numerosi Stati membri con il principio della libera circolazione delle persone ed i presupposti della Convenzione di Schengen?
Non ritiene la Commissione che sia giunto il momento di intervenire presso gli Stati membri per annullare l'obbligo della carta di soggiorno ? Non intende la Commissione ritenere che il passaporto nazionale sia titolo sufficiente a permettere la circolazione e il trasferimento dei cittadini dell'Unione che si spostano nei Paesi della stessa Unione?»