CULTURA

FEDERICO II E LE CROCIATE

L'imperatore svevo e la diplomazia in Terra Santa - Conquistò Gerusalemme senza spargere una goccia di sangue, ma pagò a prezzo altissimo: la scomunica papale

di Maria A. Stecchi De Bellis

La prima crociata bandita da Papa Urbano II, che nel Concilio di Clermont invita i cristiani a unirsi per andare a liberare i luoghi santi, è del 1096. L'epoca delle Crociate finirà dopo duecento anni, nel 1291.
Tra principi e sultani, sovrani e cavalieri famosi, giganteggiano le figure di Federico Barbarossa, di Riccardo Cuor di Leone, di Federico II di Svevia e di San Francesco d'Assisi.
Federico Barbarossa muore annegato durante la terza Crociata. "Marciarono verso Antiocchia, trovarono un fiume... e vi si fermarono. Il re d'Alemagna vi entro... e vi annegò. Così Dio ci liberò dal suo male", scrisse Ibn al-Athir.
Certo il suo grande nipote, dalle cui orme ci sentiamo sempre attratti ed affascinati, ebbe un altro destino. Riprendendo nel 1228, dopo quarant'anni, l'opera dove i suoi antenati l'avevano lasciata, egli si può dire, tornava alla "Patria spirituale".
Cresciuto nel clima suggestivo e misterioso del mondo arabo ne aveva sentito, sin da fanciullo, a Palermo, una forte attrazione. Gli Arabi, per Federico, erano i fondatori della cultura e della scienza maggiormente evolute. Araba sarebbe stata la sua seconda moglie, la bella Jolanda di Brienne; araba la bellissima Beatrice, principessa di Antiocchia che avrebbe messo al mondo un figlio destinato a portare il suo nome, Federico.
Nel 1214 Federico è in Germania. Ha soltanto poco più di 20 anni ma esercita anche fra i tedeschi un grandissimo fascino. Si reca ad Aquisgrana, alla tomba di Carlo Magno, si toglie l'abito e le insegne regali e chiede che l'urna si aperta. Poi prega il vescovo Sigfrido di cingergli intorno al collo la croce, simbolo del suo voto solenne di farsi Crociato.
Il 16 luglio 1216 muore a Perugia Innocenzo III, il pontefice al quale sua madre, Costanza d'Altavilla, l'imperatrice devota alla chiesa, ha affidato la tutela di Federico che ha allora appena quattro anni: è il 1198.
Il nuovo Papa è il cardinale novantenne Cencio Savelli. Federico II, alla sua elezione, ha avuto un sospiro di sollievo: Onorio III - questo è il nome assunto dal nuovo pontefice - fu suo maestro ma è debole e vecchio e non avrà né tempo né energia per opporsi ai suoi programmi.
In realtà il papa gli dimostra subito una grande benevolenza, concedendo anche l'investitura di re di Sicilia al piccoli figlio di Federico, Enrico, che ha soltanto quattro anni. Ma in cambio, Onorio III vuole una Crociata in Terra Santa. Federico ha firmato col papa che è in esilio in Umbria a seguito di gravi disordini scoppiati a Roma, un patto importante: in cambio dell'investitura a Imperatore, riporterà Sua Santità scortata, a Roma. Subito dopo partirà per la Terra Santa.
Le cerimonie del 22 novembre 1220 sono grandiose: Onorio viene insediato sul trono$'i Pietro ed in Santa Cecilia avviene l'incoronazione di Federico e di sua moglie Costanza d'Aragona.
In quei giorni viene firmata la Legge Costitutiva Cattolica, un accordo fra Stato e Chiesa per reggere le genti in ordine pace e giustizia.
Federico ha giurato di partire crociato entro un anno. Ma temporeggia. Non ha nessuna voglia di partire. È tornato in Italia dopo nove anni e deve occuparsi di tanti problemi, riordinare il regno di Sicilia, riprendere anche le sue escursioni dalla Sicilia alla Puglia, nelle terre che predilige.
Proprio non può partire Chiede al pontefice una dilazione ed Onorio gliela accorda. Federico spera che nel frattempo il vecchio papa scompaia. Fissa poi un incontro a Veroli dove il pontefice quasi centenario, giungerà puntualissimo.
Di lì a qualche mese, il 23 giugno 1222, muore a Catania, quasi dimenticata, l'imperatrice Costanza, la donna che Federico ha sposato quasi giovinetto, l'unica accanto alle cui spoglie, a Palermo, vorrà essere sepolto.
Ma tanti saranno gli avvenimenti di quegli anni, prima che il sogno di Onorio III, che morirà nel 1227, possa avverarsi.
Gregorio IX, salito al soglio pontificio dopo la morte di Onorio III, non transige, e non è disposto ad accettare compromessi sugli impegni che Federico ha assunto con la Chiesa, né l'imperatore ha più alcun motivo per indugiare. Così è costretto a mobilitare i suoi sudditi perché soprattutto dal regno di Sicilia parta la conferma, che alla sua volontà tutti si pieghino e tutti siano disposti ad accettare il sacrificio delle pesanti imposte necessarie a fronteggiare l'impresa.
Ma, come spesso accade, agli incitamenti ed alle parole non corrisponde né l'ardore, né la convinzione, anzi, serpeggia un celato malcontento. Brindisi è il luogo dove l'imperatore ha ordinato si diano convegno i crociati.
Da tempo non si rammentava un estate così torrida. Il caldo annienta, manca l'acqua e presto una funesta epidemia si abbatte sugli uomini. Molti soccombono, tra i quali il vescovo di Asburgo: l'ala nera della morte spaventa i crociati e molti fuggono atterriti per cercare di far ritorno alle proprie terre.
È il 23 agosto del 1227, un terribile giorno d'estate, quando l'imperatore decide di partire. La nave lascia il porto di Brindisi in un'alba ancora afosa che nessun alito di vento notturno ha reso più limpida e fresca.
Federico è febbricitante. Lodovico di Turingia, già morente a Brindisi, si è spento in quelle ore. La nave deve necessariamente fermarsi nel porto di Otranto; Jolanda accorre accanto al consorte. Le fatiche di Federico non saranno né comprese né premiate.
Gli ambasciatori che hanno raggiunto Roma per informare il pontefice dei tremendi fatti accaduti non vengono neppure ricevuti da Gregorio XI. Il papa non crede e non perdona. Il 29 settembre, da Anagni, Gregorio lancia la scomunica contro l'imperatore. Roma e il mondo intero sentiranno tutto il peso di un avvenimento sconvolgente che, per volontà del pontefice, ha sciolto i crociati dal vincolo della fedeltà all'imperatore.
Federico è a Pozzuoli per una cura di bagni salutari. Lì riceve una terribile lettera del papa. Ma domina la tempesta con la forza implacabile di cui è capace e dice al mondo che l'accusa del papa è ingiusta oltre che sacrilega perché l'impero ed egli stesso sono emanazione divina. La lotta tra il pontefice e l'imperatore ha raggiunto l'acme. Federico annuncia che in maggio partirà per la Terra Santa poiché solo lui e non altri possono capitanare una crociata.
Intanto a Gerusalemme vi è un nuovo sultano: è Malek Al-Kamil, con il quale l'imperatore ha intessuto cordiali rapporti. La crociata non potrà che essere trionfale. Tutti i vescovi di Sicilia e di Puglia accorrono a Barletta, dove l'imperatore li ha convocati, mentre una lieta novella irradia di gioia il volto di Federico: nel castello di Andria Jolanda ha dato alla luce un maschio, Corrado.
L'arcivescovo di Magdeburgo, recatosi a Roma per chiedere al papa di benedir e l'impresa fallisce la sua missione. Gregorio IX lo ignora.
Jolanda in quei giorni muore di febbre.
Ma l'impresa deve andare avanti. La crociata degli scomunicati inizia la traversata. Il vento è favorevole. Corfù, Cipro, San Giovanni d'Acri. Mentre l'imperatore decide di accamparsi qui, il conte di Malta e l'arcivescovo di Bari vengono ancora mandati in Italia per ottenere la revoca della scomunica.
Ma le notizie non saranno buone. E allora Federico raggiunge un accordo con Al-Kamil. Egli dichiara che non è venuto nella Terra Santa per sete di conquista, ma soltanto per poter condurre i suoi crociati nel Luoghi Santi. Con questa abilissima mossa politica Federico il 18 febbraio 1229 stipula con Al-Kamil un famoso trattato attraverso il quale gli viene ceduta Gerusalemme col Santo Sepolcro, che tuttavia i musulmani possono liberamente continuare ad abitare.
Nella chiesta del Santo Sepolcro Federico II, già scomunicato da Gregorio IX, compirà uno di quei gesti che resteranno memorabili, destinati a stupire, dopo quasi mille anni, chiunque ne venga a conoscenza: si autocorona re di Gerusalemme, senza Messa di incoronazione, senza vescovo, senza le mediazione della Chiesa: sale sull'altare, prende la corona e se la pone in capo, affermando, con quel gesto straordinario che la regalità non dipende dalla Chiesa, ma gli proviene direttamente da Dio.

 

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